"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Masked Prosecutor

The Masked ProsecutorUn vendicatore mascherato si aggira per le strade di Hong Kong, rapendo criminali assolti in maniera dubbia e punendoli a suo modo a suon di bastonate. Una coppia di poliziotti, uno giovane l'altro alla soglia della pensione, gli danno la caccia. I motivi in gioco sono diversi, il primo è ambizioso, mentre il secondo sembra essere coinvolto personalmente nella vicenda. Quando i due arrivano vicini alla soluzione, il giustiziere si trasforma in killer.
Herman Yau ogni tanto tende alla normalizzazione della confezione dei suoi prodotti in un contesto narrativo immutato: è il caso di questo piacevole The Masked Prosecutor. Da questa scelta discendono fruibilità mainstream e maggiore commercialità. A Yau piace giocare a carte scoperte, e come nel suo classico The Untold Story, la formula adottata del thriller con colpevole seriale esula dai fin troppo precisi canoni del genere (il volto del killer subito smascherato, i personaggi poco ambigui). Di discretto impatto la recitazione, in special modo del misurato Blacky Ko, in altre circostanze molto limitato (quando il suo fisico e la sua agilità non possono sopperire alle lacune interpretative). Gli autori cercano di dosare la tensione lentamente, diluendo indizi e rivelando attraverso numerosi flashback dettagli psicologicamente importante. Di qualità le scene d'azione, con soluzioni originali alternate ad altre più di routine. Non è un vuoto esercizio di stile: i sensi di colpa che corrompono i personaggi servono a documentare, prima ancora che a giustificare, l'esile confine tra follia e giustizia, tra onestà e errore. Se non bastasse ecco una radio che recita e mette in luce le preoccupazioni e le incertezze nei confronti di una società (in crisi, non solo economica) e delle sue regole.

Hong Kong, 1999
Regia: Herman Yau
Soggetto: Nam Yin
Sceneggiatura: Nam Yin, Lam Kee-to
Cast: Jordan Chan, Louis Koo, Blacky Ko, Grace Yip, Michael Tse

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