"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Moon Warriors

The Moon WarriorsCon questo film e con il successivo Blade of Fury Sammo Hung paga il suo contributo alla rinascita del genere cappa e spada iniziata da Tsui Hark due anni prima con Swordsman. Per l'occasione, il regista compone un quartetto di protagonisti affidandosi ad attori in grande spolvero: Andy Lau è un pescatore leale e abile con la spada, Kenny Bee è un imperatore senza trono che lotta contro il malvagio fratello che lo ha defraudato della corona, Maggie Cheung è la guardia del corpo dell'imperatore segretamente innamorata di lui, Anita Mui è una principessa promessa all'imperatore ma in realtà innamorata del pescatore. L'interazione tra i personaggi dà il via ad una complicata storia fatta di combattimenti, fughe, amicizie e tradimenti. Come nella migliore tradizione wuxiapian - genere di cui l'opera può, sotto tanti aspetti, essere considerata una summa - ci sono tutti quegli elementi emotivi, dall'onore al sentimento di vendetta, dall'amore represso al pessimismo di fondo, che palesano la psicologia e il volto epico della storia. Hung dimostra di aver appreso con dovizia la lezione dei due maestri Chang Cheh e King Hu, e se dal primo è ispirato soprattutto per la violenza in primo piano e per la struttura narrativa, dal secondo prende in prestito lo stile, che rende ancora più fluido con grandi movimenti di macchina, inquadrature ardite, angolate, e un montaggio che esaspera la velocità e la elegge a propria cifra stilistica. In più, in alcune sequenze il regista ibrida il risultato con interessanti approcci alla cultura occidentale del western e utilizza una colonna sonora intrusiva basata sui ritmi e su una tromba portante. Nell'iconografia dei duelli avviene il rimando ai film giapponesi di samurai, filtrati però attraverso un'estetica cartoonesca che cerca nella modernità la propria identità. La regia è elegante, sfrutta bene gli splendidi panorami e non abbandona mai il fulcro dell'azione, muovendosi principalmente con lunghe carrellate laterali che fotografano la scena nella sua completezza.
I combattimenti sono tra i più belli mai visti al cinema: l'esperienza unita di Sammo, di Ching Siu-tung e di Corey Yuen ha come risultato un pout purri che coniuga alla perfezione fantasia e concretezza. Sembra un ossimoro, ma l'uso dei corpi è perfettamente funzionale alle scenografie e alle ambientazioni. Nel contesto dei duelli tutti gli elementi - acqua, aria, terra, fuoco - sono sfruttati alla perfezione: un triello notturno sfrutta ironicamente la poca luce per inventare una sorta di caccia all'uomo che solo l'ingegno dell'eroe trasformerà a proprio vantaggio. E vedere uno spiazzo alberato illuminato da tizzoni ardenti lanciati in aria alla stregua di fuochi artificiali fa riflettere sulle potenzialità inesplorate che il binomio natura-ingegno umano può offrire.
Lo sforzo produttivo è di grandissimo livello, in tutti i suoi aspetti tecnici la pellicola è sempre all'avanguardia, in particolar modo per la realizzazione, davvero minuziosa, dei costumi e per la scelta delle location dove girare. Ai detrattori di Sammo non resta che accanirsi sugli attori, in particolar modo su un Andy Lau che ogni tanto oltrepassa il limite del narcisismo: un tocco di kitsch nell'(ab)uso di un'orca assassina in un paio di sequenze importanti non rovina comunque l'impressione iniziale, ossia di trovarsi di fronte ad un prodotto che possiede un'anima e una forza tali da inserirlo di forza nel novero di quelle opere che è doveroso guardare e ricordare.

Hong Kong, 1992
Regia: Sammo Hung
Soggetto / Sceneggiatura: Alex Law
Cast: Andy Lau, Kenny Bee, Maggie Cheung, Anita Mui, Kelvin Wong

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