"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Mummy, Aged 19

The Mummy, Aged 19La metamorfosi di Wilson Yip (ricorda quella di Robert Rodriguez) in cerca di un palcoscenico di rilievo, a partire da Skyline Cruisers, ha portato un autore sottovalutato a confrontarsi con il grande mercato e con realtà produttive importanti, nel tentativo di incassare e stupire. Con The Mummy, Aged 19 la formula non cambia, è sempre exploitation per tutti - a un livello più basso e meno intelligente del cinico Bio Zombie, di cui potrebbe essere una versione politicamente corretta - tra parodie, citazioni e giovani popstar a fare da calamita per il pubblico. E se la regia non si discute, manca più che altro una storia avvincente. Non basta infatti la parabola dell'adolescente frustrato Bobo, che arriva a cambiarsi il nome pur di sfuggire al buonismo di una famiglia troppo perfetta, che, trovato lavoro in un museo privato, scatena le ire di due mummie, risvegliandole dal sonno eterno: riuscirà a farsi contagiare dallo spirito di uno dei due mostri e a rischiare di trasformarsi in uno di loro. Poca paura e molta commedia, effetti digitali in grande stile, poche emozioni vere, una colonna sonora curiosa, con personali riletture di Schubert e Beethoven. Il fine educativo - si parla sempre e solo di amore, amicizia e buoni propositi - è troppo evidente.
Wilson Yip non riesce a non fare sul serio anche in circostanze così frivole - siamo di fronte a un Harry Potter trendy che prevede un assortimento di demenzialità gratuite (alcuni personaggi: il dentista Joe Lee, il poliziotto Matt Chow e il prete Wyman Wong) e riferimenti precisi (L'esorcista, I soliti sospetti, Il re scorpione, La mummia, Tomb Raider, John Woo) -, e finisce per sfoderare una regia fin troppo valida - alcuni toccanti momenti mélo - in un contesto dove non era forzatamente necessaria. A dispetto di quanto si possa credere, Yip crede nel progetto e si diverte un mondo tra effetti digitali (non predominanti, ma ben realizzati), costumi e esagerazioni cartoonistiche. Alla fine purtroppo rimane impressa solo la parentesi finale, con il tipico rapporto familiare difficile edulcorato con mestiere ad uso della generazione più giovane. Il cast di stelle emergenti prevede le controparti maschili delle Twins, gli Shine - Chiu Tien-you e Wong You Nam -, in un esperimento (patrocinato sempre da Joe Ma) non troppo riuscito: se infatti le due cantanti avevano risposto con impegno e un minimo di talento, qui la recitazione è stentata (il binomio tra i due amici / colleghi avrebbe potuto essere sfruttato molto meglio, qui duettano poco e male e la presunta rivalità affossa subito nella melassa). Anche il cast di contorno, che prevede l'insipida Tiffany Lee (nuovo idolo giovanile), la voce di MacDull in carne e ossa (Lee Chun-wai) e un paio di veterani spaesati (Hui Siu-hung e Yuen King-tan), rende molto poco.

Hong Kong, 2002
Regia: Wilson Yip
Soggetto / Sceneggiatura: Wilson Yip, Derek Kwok
Cast: Chiu Tien-you, Wong You Nam, Tiffany Lee, Hui Siu-hung, Yuen King-ta

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