"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Peacock King

The Peacock KingAi due potenti monaci Little Fruit e Peacock - entrambi figli dello Yang -, prima rivali poi amici, accompagnati nella loro impresa da una ragazza giapponese reclutata strada facendo, viene assegnata dai rispettivi maestri una difficile missione: impedire che la metamorfica strega Raga, che sfrutta per i suoi fini l'innocente Ashura, riesca a riaprire le quattro porte dell'inferno e a risvegliare il pericoloso demone King Hell. Continuamente in viaggio tra Tokyo e Hong Kong, i due alleati, per di più osteggiati da una setta di devoti di King Hell capitanata dal feroce Kubira, riescono a salvare Ashura ma non a fermare Raga, se non quando è troppo tardi.
Tratto da un popolare fumetto giapponese - già adattato per il grande schermo in versione animata - e coprodotto dall'astuto Chua Lam1 per la Golden Harvest, The Peacock King è l'ennesima incursione nel fantastico del pioniere Nam Nai Choi. Il suo spirito è sincero, influenzato dalle avventure dell'eroe locale Wisely (humour compreso, come la parentesi in discoteca) e in misura minore dalle sperimentazioni estetiche di Zu: The Warriors from the Magic Mountain; la sua voglia di spettacolarità illimitata, da fan del cinema coi fuoci d'artificio e proprio perciò ingenua. In nome degli effetti speciali prolungati, esattamente a metà tra Alien e La cosa, si rinuncia a molto: a una storia coerente - troppi cambi di schieramento improvvisi e poco credibili, troppi presunti colpi di scena implausibili -; a un cast di supporto (Gordon Lau, Eddy Ko, i comprimari giapponesi) ben valorizzato; alla compresenza di valori produttivi e tecnici - montaggio, colonna sonora e fotografia sciatti - adeguati alla fonte (il manga) e alle ambizioni. Restano almeno le valide coreografie - non a caso dei veterani Stephen Tung e Phillip Kwok (questi si concede anche per un cammeo, insieme a Kara Hui) - al servizio del dinamismo ginnico di Yuen Biao. Il dualismo produttivo intorbidisce ancora di più le acque e confonde le idee allo spettatore, se non maltrattato quantomeno sottovalutato. Troppi cambi in corsa, troppi personaggi che compaiono e scompaiono nel nulla, troppi intrecci appena accennati e dati per scontati non inficiano del tutto il divertimento, ma limitano fortemente un potenziale blockbuster di ampio respiro.

Note:
Ipse dixit: «Nel 1980 la Golden Harvest iniziò il progetto The Peacock King in collaborazione con la Fuji Television Company, con cui era in termini amichevoli. Le compagnie giapponesi non solevano leggere le sceneggiature. Il modo miglior per co-produrre un film con loro era adattare un fumetto. Il film aveva due diversi protagonisti (Yuen Biao e Mikami Hiroshi) per interessare due mercati differenti.» Law Kar, Kinnia Yau, June Lam - Transnational Collaborations and Activities of Shaw Brothers and Golden Harvest: An Interview with Chua Lam, in Law Kar (a cura di) - Border Crossing in Hong Kong Cinema (Leisure and Cultural Services Department, 2000 - pag. 142)

Hong Kong, Giappone, 1989
Regia: Nam Nai Choi
Soggetto: Makoto Ogino
Sceneggiatura: Edward Tang, Woo Suet Lai, Kong Heung Sang, Ikki Sekizumi, Izo Hashimoto
Cast: Yuen Biao, Mikami Hiroshi, Gloria Yip, Yasuda Narumi, Pauline Wong

Free Joomla templates by L.THEME