"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Pure and the Evil

The Pure and the EvilTentativo non comune di scrutare nella testa di due adolescenti, inconsapevolmente amiche-nemiche, The Pure and the Evil è una dura scossa per chi dalla gioventù dei primi anni '80 si aspetta ottimismo e buoni propositi. Le due protagoniste rappresentano specularmente le due facce del dollaro (hongkonghese), unico valore di riferimento sociale tra pericoli, scivoloni e precipizi imminenti. La contrapposizione tra le eroine è fin troppo evidente: una è una studentessa modello, ricca, di buona famiglia, l'altra una ribelle che passa senza troppi scrupoli da un bordello di periferia alle copertine delle riviste come modella dell'anno. Proprio quest'ultima nella sua scalata, impegnata in prima linea sulla strada del successo, non guarda nessuno in faccia e ricorre con proverbiale indifferenza a scappatelle, doppi giochi, mezzucci, menzogne e sotterfugi pur di sfuggire alla povertà da cui proviene.
Con maggior grinta il lavoro di Ging Hoi Lam si sarebbe potuto inserire come esponente di lusso nell'onda montante della prima New Wave, di cui è fortemente debitore. Soprattutto per quanto riguarda la svolta pessimista che anticipa una chiusura lugubre, molto più che drammatica, priva di appigli e disperata. In un colpo solo la tensione coniuga gli innamoratini sognatori di Teenage Dreamers di Clifford Choi e l'opprimente profumo della morte di Nomad di Patrick Tam.
Non bastasse il contorno di ordinario squallore quotidiano in questa specifica circostanza il fatalismo provinciale del concorso di bellezza di Miss Hong Kong, che rovescia un orizzonte perduto, non è un trampolino di lancio verso un futuro roseo ma piuttosto un prolungamento della disperazione della gioventù bruciata al femminile. Una generazione dolente, a metà tra lustrini e perdizione perenne, ben rappresentata dal volto sofferto di Chen Pei Hsi (proveniente proprio dal succitato film di Clifford Choi) e dal suo enorme e controverso tatuaggio, marchio d'infamia riconoscibilissimo.
La retorica - e il moralismo, si presuppone irriverente, che premia l'integrata brava ragazza, sposa borghese tradita e tutto sommato insoddisfatta - affiora solo quando, nel tentativo di sporcare ulteriormente i toni, la regia affonda colpi da soap opera, perdendo in concretezza e rinunciando a quell'alone di cruda determinazione realista che aveva contraddistinto la metamorfosi della bambina innocente, divenuta troppo presto giovane tentatrice conscia del suo potere ma nonostante tutto spaesata e abbandonata a se stessa.

Hong Kong, 1982
Regia: Ging Hoi Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Ching Git Yan, Yau Foon Choi
Cast: Chen Pei Hsi, Dai Leung Jun, Lau Wing, Lau Siu Gwan, Wong Chik Sam

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