"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Replacement Suspect

The Replacement SuspectLa crescita professionale di Marco Mak è esponenziale. Dal suo esordio ad oggi l'ex montatore ha fatto passi da gigante: per incontrare il successo al box office gli mancano solo esperienza e un budget di livello. In questa circostanza parte da un'idea non originale - fare un remake di The Albino Alligator di Kevin Spacey - rimaneggiata dall'attore Simon Loui. Ne esce fuori un noir ricco di equivoci e sfumature. Pochi colpi di scena effettivi, ma tanto pathos e un buon cast. Tre ladri dopo una rapina sono asserragliati in un bar con la polizia all'esterno che pensa principalmente a un modo per liberare gli ostaggi evitando inutili spargimenti di sangue. Le forze dell'ordine sono arrivate lì per pura coincidenza, seguendo le tracce di un trafficante d'armi, che credono il responsabile della situazione critica.
La casualità di certi raccordi è aleatoria, i voli pindarici e le incongruenze sono numerosi, ma quel che colpisce è l'atmosfera nera. Un'unica location, il pub dove gli ostaggi e i rapinatori, niente di più che pivelli alle prime armi, condividono paure e timori. La mossa vincente è il rallentamento dei tempi. La relativa inesperienza dei criminali gioca un ruolo determinante: non sapendo come comportarsi i tre finiscono per sprecare tempo prezioso negoziando soluzioni impossibili e litigando tra di loro. Il giro di boa arriva al momento della chiusura: The Replacement Suspect termina nello stesso modo in cui era iniziato, sotto il segno dell'azione e del sangue. La regia è ricca di inventiva e per studiare i personaggi sfrutta tutte le possibilità offerte dalle location, osando inquadrature e stacchi arditi. Da capogiro tutto l'inizio, con una serie di piani sequenza che si intrecciano, montati velocemente. Non da meno l'epilogo dove l'abuso del ralenti a scatti non rovina alcuni spunti interessanti (l'acquario e i proiettili, un'idea tratta dal precedente The Blood Rules e qui perfezionata; la partita tra gli ostaggi dove la posta in palio è la vita; il sacrificio finale cui è costretta la cameriera). Nonostante qualche guizzo di ironia (Michael Wong che fa il verso al poliziotto macho che lo ha reso famoso) e un paio di attori ben impiegati (Julian Cheung e ancor di più Kenny Bee e Simon Loui) non mancano le cadute nel cattivo gusto (tra cui la pessima recitazione di Roy Cheung, ormai ridotto allo stesso ruolo da anni), con alcuni innesti di computer grafica su cui è meglio sorvolare. Per fortuna non inficiano l'economia della composizione.

Hong Kong, 2001
Regia: Marco Mak
Soggetto: Simon Loui
Sceneggiatura: Simon Loui, Ricky Fan, Angela Yu, Marco Mak
Cast: Julian Cheung, Roy Cheung, Kenny Bee, Simon Loui, Michael Wong

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