"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Seventh Curse

The Seventh CurseDue amici avventurieri, il dottor Yuan Chen e Wei, si ritrovano in Thailandia per sconfiggere una maledizione che ha colpito il primo l'anno prima: nel tentativo di salvare una ragazza locale da un sacrificio rituale, Yuan si infatti è inimicato un potente stregone, Aquala, abile nella magia nera e capace di evocare spiriti e demoni molto potenti. La viziata cugina giornalista di Wei, sempre a caccia di scoop, segue i due uomini alla ventura, mettendosi sistematicamente nei guai. Insieme al trio ci sono anche Betsy, la donna salvata da Yuan, e il suo compagno Heh Lung, coraggioso guerriero disposto a tutto pur di mettere fine alle angherie cui il suo villaggio è costretto dall'odiato Aquala.
The Seventh Curse è assurto presto al rango di cult movie del cinema fantastico hongkonghese: merito dell'esibizione di (non) gusto kitsch, dello humour macabro, delle situazioni paradossali, della scorrettezza di fondo, dei nudi gratuiti messi a casaccio tra una scena movimentata e l'altra. E della sovrabbondanza di effetti speciali assurdi, caricati all'eccesso, grossolani, rigorosamente seppellitti sotto litri di sangue e chili di frattaglie. Il tutto parte da un popolare personaggio locale, Wisely, più che mai l'Indiana Jones (e il tempio maledetto) cantonese. Anche se in verità la presenza di Chow Yun Fat è uno specchietto per le allodole: lascia il campo all'anonimo Chin Siu Ho e solo poco prima della chiusura si riappropria, a tradimento, del suo ruolo di eroe. Meglio Maggie Cheung, spiritosa e fuori controllo, e Tsui Kam-kong, imponente e autoritario anche nascosto dietro un pesante make-up. A sorpresa il gotha della Golden Harvest - da Derek Yee a Kara Hui, da Chor Yuen al co-sceneggiatore e co-produttore Wong Jing - si presta, a intervalli regolari, per brevi apparizioni speciali. Regia di sostanza che, al di fuori della fotografia colorata (montaggio e colonna sonora non sono gran cosa), concede pochi fronzoli alla forma e bada al sodo, eliminando ogni possibile rallentamento e sottolineando - anche troppo - ogni momento di tensione ed eccessi. Le location thai e l'esotismo sexy-misterico sono elementi tipici dell'horror becero del periodo. Divertente l'intro con Ni Kuang - sceneggiatore, ma soprattutto romanziere inventore di Wisely - che presenta la storia in prima persona, narratore fin troppo soddisfatto dell'opera di Nam Nai Choi (spiritualmente vicino a Ni vista la comune passione per il fantasy-avventuroso1) come il William Castle dei bei tempi.

Note:
1. Non a caso Nam tornerà in futuro ad avere come protagonista Wisely, nel meno rocambolesco The Cat del 1992.

Hong Kong, 1986
Regia: Nam Nai Choi
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing, Yuen Gai Chi
Cast: Chin Siu Ho, Maggie Cheung, Dick Wei, Chui Sau Lai, Tsui Kam-kong

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