The Soong Sisters

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

The Soong SistersTanto tempo fa, in Cina, c'erano tre sorelle. Una amò i soldi. Una amò il potere. Una amò il suo paese. Queste scritte compaiono sullo schermo mentre le immagini in bianco e nero e al rallentatore mostrano tre bambine che vanno in altalena. Tale è il folgorante (e stilisticamente perfetto) inizio di questa saga familiare che ha il sapore della riconciliazione con la madrepatria cinese, in vista dell'avvenuta reintegrazione.
The Soong Sisters non è infatti altro che una magnifica macchina spettacolarizzante di un intero secolo di storia cinese. La pellicola indaga quel periodo ancora adesso ricco di contraddizioni e passaggi non chiari che portò prima alla nascita della Repubblica Cinese, nel 1911, poi alla lotta tra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti, poi all'invasione giapponese ed infine, dopo la seconda guerra mondiale, alla creazione della Repubblica Popolare Cinese con conseguente diaspora dei nazionalisti nell'isola di Taiwan / Taipei. Narrato in un lungo flashback dal 1981, The Soong Sisters è un film intenso e sentito, aiutato da una produzione degna di uno dei migliori colossal. Ma è anche un film eminentemente politico, che indaga nel passato senza sentire la necessità di prendere posizioni facili o rassicuranti - pur concedendosi qualche semplificazione o esasperazione storica.
Le sorelle Soong sono allevate fin da piccole nel sogno appartenente al padre di una nuova Cina, libera tanto dalla colonizzazione occidentale quanto da un passato troppo opprimente. Una volta diventate adulte, finiranno con lo sposare tre degli uomini più importanti del loro popolo, influenzandone le scelte e vivendo in prima persona un periodo travagliato e confuso, plasmando il futuro non ancora scritto di una nazione intera. Ai-ling, la sorella maggiore, interpretata magnificamente da Michelle Yeoh - finalmente in un ruolo che non preveda solo la sua abilità nelle arti marziali, ma che le permetta invece di esprimersi come attrice a pieno titolo - sposa un ricco uomo d'affari. Ching-ling, che risulta poi essere la vera protagonista della vicenda, sposa - contrastando il volere della sua famiglia - Sun Yat-Sen, il rivoluzionario che praticamente da solo riesce ad edificare la Repubblica, vecchio amico del padre delle sorelle. Personaggio forte, che non si arrende a quanto avviene attorno a lei, Ching-ling è fotografata con rara intensità da Maggie Cheung, che prosegue nella sua strada di interpretazioni sentite. Infine May-ling, la più piccola delle tre, si risolve con lo sposare il generale Chiang Kai-shek, che finirà con il prendere nelle sue mani il destino del paese dopo la morte di Yat-sen. E proprio dal contrasto tra la visione di Yat-sen e quella di Kai-shek prende l'avvio la parte più drammatica dell'intera pellicola, coinvolgendo momenti importanti della storia della Cina. Se Sun Yat-sen era promotore di una intesa con i comunisti, per pacificare l'intero paese, Chiang Kai-shek si dimostra invece più autoritario, negando la possibilità ai comunisti di esercitare qualsiasi influenza, ed anzi prendendo a perseguitarli, cieco di fronte al fatto che solo con il loro aiuto sarebbe possibile liberare il paese dall'invasore giapponese - che intanto approfitta delle lotte interne per guadagnare terreno. E nelle crepe del contrasto tra le due visioni assistiamo anche al dramma privato della famiglia Soong, costretta a dividersi e a fare delle scelte in base alle proprie emozioni o alle proprie convinzioni...
The Soong Sisters è un film importante, consapevole dei propri mezzi, che riesce nel difficile compito di coniugare diverse necessità. La verosimiglianza storica, il coinvolgimento emotivo, una visione personale ed artistica e un riscontro commerciale. Riesce a coinvolgere lo spettatore in una storia che, per quanto ben radicata in un preciso contesto, trascende il semplice limite temporale per farsi metafora dei sentimenti umani e delle passioni che spingono all'azione. Il potere esercitato da scelte contro corrente, difficili da portare avanti, il credere nelle proprie idee, la forza delle relazioni, l'abbandono alle emozioni - tutto trova posto in un affresco unico e lirico di grande impatto. Certo, forse non proprio tutto è al posto giusto e qualche contorsione della narrazione non facilita la fruizione, ma sono difetti tutto sommato trascurabili e soprattutto nascosti dalla forza di una regia salda e mai banale. Mabel Cheung - che collabora da sempre con il marito / regista Alex Law, qui in veste di sceneggiatore e co-produttore - dirige con mano salda l'intero cast, dimostrando una rara percezione degli stati emotivi oltre ad una grande perizia nella scelta dei tempi e modi narrativi, riuscendo a non risultare mai noiosa oltre due ore di visione.
Non sarà considerato un capolavoro, ma tutto sommato non è questo l'importante. Un film comunque da vedere.

Hong Kong, Giappone, Cina, 1997
Regia: Mabel Cheung
Soggetto / Sceneggiatura: Alex Law
Cast: Maggie Cheung, Michelle Yeoh, Vivian Wu, Winston Chao, Wu Hsing-kuo, Niu Zhen-hua

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