"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Wesley's Mysterious File

The Wesley's Mysterious FileSan Francisco: il dottor Wesley collabora con le Nazioni Unite a capo di un progetto top secret che studia l'esistenza di entità aliene; parallelamente Sue e suo fratello Pak lavorano alle dipendenze dell'ambizioso agente governativo Wilson per un analogo dipartimento in seno all'FBI. Scontratosi con un mostro inferocito, Wesley è salvato da una misteriosa donna, Fong, dai poteri straordinari, con cui stabilisce un profondo legame telepatico: in realtà Fong è un'aliena del pianeta Dark Blue e vive sulla terra da quasi seicento anni, in cerca del fratello scomparso e di un prezioso monile in grado di salvare il suo pianeta d'origine dai pericolosissimi Warlock Toxin Gang.
Nonostante un inizio apparentemente stimolante, divertito excursus videogiocoso a base di computer grafica e scontri cruenti con extraterrestri mostruosi, con The Wesley's Mysterious File (circolato anche titoli alternativi come The Wesley's Mysterious Story e Blue Blood) Andrew Lau conferma di aver (da tempo) oltrepassato per l'ennesima volta la linea di confine, più mentale che tecnica, tra sperimentazione fantascientifica e puro delirio d'onnipotenza applicato al cinema. I massicci innesti in digitale - pacchiani almeno quanto i ridicoli dialoghi in inglese stentato, gli attori (e i rispettivi personaggi) perennemente fuori contesto e la colonna sonora comica e imbarazzante - segnano la stucchevole sconfitta del cinema hongkonghese sci-fi a base di azione serrata, ironia cialtrona - le inutili scorribande comiche di Wong Jing - e effetti speciali (costati due anni di post-produzione); involuzione ultima della tecnica, non sempre inadeguata, se non supportata da una base narrativa solida. Eppure il soggetto originale è tratto da un racconto del popolare scrittore Ni Kuang (l'inventore dell'avventuriero Wisely: la debole storpiatura del nome del protagonista e le atmosfere non celano i numerosi rimandi alle precedenti trasposizioni dell'Indiana Jones cinese) e le basi produttive - avvallate dal cast multicolore di buon richiamo: Andy Lau, Shu Qi e come surplus il rientro dopo un lustro di pausa di Rosamund Kwan - fanno pensare a un blockbuster assicurato. Va tutto al contrario, invece, e il risultato finale - che frulla senza troppi scrupoli Men in Black, The Avenging Fist, il peggior Jerry Bruckheimer, il telefilm X-Files, Evolution, Matrix, Wicked City, tanta fantascienza americana di serie b e la tradizione degli anime cyberpunk -, è di poco superiore alla porcheria. La morale buonista, strombazzata nella psichedelica fanfara finale, quasi un trionfo della new age pressappochista, non fa che peggiorare il tutto.

Hong Kong, 2002
Regia: Andrew Lau
Soggetto: Ni Kuang
Sceneggiatura: Wong Jing, Thirteen Chan
Cast: Andy Lau, Rosamund Kwan, Shu Qi, Roy Cheung, Thomas Hudak

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