Tiger Cage

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Tiger CageIl poliziotto Hsiu sta per sposare la collega Shirley, ma il giorno delle nozze viene ucciso per vendetta da un pericoloso spacciatore. I suoi amici all'antidroga prendono male l'omicidio e con ogni mezzo possibile cercano di rintracciare l'assassino, che vorrebbe fuggire oltreoceano. Il fidato Yu, l'impulsivo Terry, il loro coordinatore Michael, l'esperto Te e la stessa Shirley scoprono, durante le indagini, che qualcuno del dipartimento sta rivendendo la droga sequestrata a un'organizzazione straniera e il numero di omicidi sale vertiginosamente, coinvolgendo in prima persona tutti le parti in causa: le motivazioni raddoppiano, senza un attimo di tregua.
Nel novero di pellicole prodotte dalla D&B di Dickson Poon, Tiger Cage (gira all'estero con un titolo alternativo, Sure Fire) è la summa definitiva di un periodo, delle sue esigenze produttive e degli standard qualitativi dell'azione anni ottanta. Il massimo rilievo possibile alle sequenze spettacolari - ben cinque stunts coordinator all'opera - è tipico del genere; meglio se, ed è questo il caso, la sceneggiatura di supporto e il resto dell'esecuzione (regia, fotografia, colonna sonora, montaggio) si dimostrano più che competenti. Il cast stellare non implica una rinuncia alla formula base: sparatorie, inseguimenti, ancora sparatorie, omicidi. Questi ultimi risultano particolarmente cruenti, improvvisi lampi di violenza, accompagnati da flashback commemorativi e conseguenti sensi di colpa. Il déja-vû (la polvere bianca in volto; i gesti di amicizia reiterati in ogni situazione) è elevato a forme d'arte, prima comica distensione, poi tragico richiamo (l'occhiolino tra Shirley e Yu). Al di là dei soliti gwailo cattivissimi - due caucasici e un afroamericano (Michael Woods, che avrà modo di fronteggiare Donnie Yen in numerose altre occasioni) sbarcati dagli USA per fare brutta figura -, è una storia di corruzione all'interno del corpo di polizia, con tutti i drammatici risvolti personali che ne conseguono (e un richiamo edulcorato a I ragazzi del coro di Aldrich). Sprecati alcuni attori - Carol Cheng è fatta per le commedie; Jacky Cheung e il kung fu non vanno a braccetto -, altri utilizzati troppo poco (Donnie Yen, anche coordinatore delle sequenze di combattimento e unico lottatore credibile): gli unici che si giovano per davvero delle situazioni borderline e del copione corale sono il glaciale Simon Yam e il mellifluo Ng Man Tat, che in attesa di dimostrare tutto il suo valore comico si esercita con il nero più nero.

Hong Kong, 1988
Regia: Yuen Woo Ping
Soggetto / Sceneggiatura: Kim Yip, Wong Wing Fai
Cast: Jacky Cheung, Carol Cheng, Simon Yam, Irene Wan, Ng Man Tat

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