"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Till Death Do Us Laugh

Till Death Do Us LaughLa serialità è una dote peculiare del cinema di Hong Kong. Nel genere horror, in particolar modo, la frammentazione della narrazione è un espediente molto usato. E' il caso di Till Death Do Us Laugh, parto collettivo di tre registi e altrettanti sceneggiatori. Tre storie unite da un pretesto utile per conservare l'apparenza di un contesto unitario. Non mancano narratore, antefatto e un mistero nel mistero (una giornalista che deve indagare durante un banchetto molto particolare).
La prima storia, Fat Boss, diretta da Joe Ma, è la più rischiosa. L'inizio fa pensare a Hitchcock ma l'idea è di sfumare un thriller paranoico con venature grottesche. Lang è un impiegato angariato da un capo che dice di essere suo amico ma non perde occasione per sfruttarlo e umiliarlo. L'ovvia vendetta scatena una serie di temibili conseguenze. Più riuscito il secondo spezzone, diretto da Chin Man Kei: Neither Fish nor Fowl, scritto da Matt Chow, vede due matricole ingenue arrivare all'università. Animati da propositi bellicosi, devono prima fare i conti con un'antica maledizione che colpisce chi tocca una statua posta all'ingresso dell'ateneo. Looking for a Stand-In di Raymond Yip - ispirato dallo script di Wong Jing - è il frammento con meno brividi - niente colpi di scena, niente sangue, niente morti violente - ma senza dubbio quello meglio strutturato e meglio recitato (ci sono Anita Yuen e Shu Qi). Probabilmente perché fa i conti con tradizioni classiche di fantasmi e possessioni e le cala in un cinico contesto quotidiano che colpisce lentamente.
I referenti - Creepshow di Romero e il serial televisivo Ai confini della realtà - sono fin troppo evidenti, filtrati però dalla comicità cantonese. Una palestra importante per giovani emergenti e al tempo stesso una conferma per i pochi nomi noti in attesa di definitiva consacrazione. La relativa mancanza di star di peso - eccezion fatta per la Yuen, nel suo momento di massimo splendore ai botteghini - permette ai tre di avere più libertà del previsto. E' stato notato1 come, in un periodo in cui si sente la mancanza di validi sceneggiatori, la soluzione tripartita di Till Death Do Us Laugh possa essere vincente. Spezzare un film in tre implica meno noia, ma rischia di giocarsi l'attenzione dello spettatore, che, abituato a racconti più lunghi, non riesce nemmeno ad entrare psicologicamente nella storia quando è già giunto il momento di voltare pagina e di passare alla successiva.

Note:
1. Cfr. Paul Fonoroff - At the Hong Kong Movies (Odyssey Pubblications, 1998 - pagg. 592-593).

Hong Kong, 1996
Regia: Joe Ma, Raymond Yip, Chin Man Kei
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing, Joe Ma, Matt Chow
Cast: Anita Yuen, Gigi Lai, Shu Qi, Liz Kong, Cheung Tat-ming

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