"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Till Death Do Us Part

Till Death Do Us PartSemplicemente spiazzante. Daniel Lee è un regista che ama imporre il suo registro etico ed estetico nelle pellicole cui lavora. In Till Death Do Us Part si spinge ulteriormente in avanti, calando la drammaticità del momento nel contesto ordinario del matrimonio. Apparentemente felice quello di Bo Bo, che non può chiedere di più alla vita. Ha un lavoro part-time come disegnatrice di fumetti, una figlia meravigliosa e un marito adorabile. Ma un giorno lui abbandona baracca e burattini e va a stare dall'amante, l'unica donna che, a suo dire, lo capisca davvero. E' la fine del sogno. O meglio, è il cambiamento della favola, che a questo punto non può più prevedere il lieto fine.
Il background di Lee - che ha studiato in Canada, poi ha lavorato come assistente di Ann Hui con una breve sosta in televisione - si sente tutto: si nota soprattutto l'urgenza di fare cinema per esprimere un messaggio. Non tanto una morale, quanto più un grido di dolore. Il regista vuole che la platea condivida gli stati d'animo dei suoi personaggi, vuole assolutamente renderli partecipi delle loro emozioni, quotidiane e comprensibili. La rappresentazione è audace, interamente giocata sulla forma: i continui ralenti, i movimenti arditi della camera, le soggettive (splendida quella finale, che conclude il dramma), le metafore in parallelo, un uso magistrale dei colori, una colonna sonora ripetitiva sono le costanti di un metodo che si insinua sotto pelle. Il gioco si basa sul continuo contrasto tra quiete apparente e tempesta imminente: i primi piani, che permettono agli attori di far mettere in mostra il proprio talento, e una certa sobrietà del montaggio si alternano a sperimentazioni sempre più insistite, alienananti - e coinvolgenti - cadute nell'angoscia. Finché morte non ci separi (altrettanto bello il titolo cinese, I Love You), senza retoriche. Sceneggiatura a prova di bomba, vigorosa, che sa affrontare una crisi familiare trasformandola, a seconda dei momenti, in thriller o in melodramma. Susan Chan, Daniel Lee e Law Chi Leung, aiutati dal produttore Derek Yee, la cui mano si sente molto, compiono un lavoro mirabile nel tradurre prima su carta e poi su schermo sensazioni e umori che nella realtà sono appena palpabili.

Hong Kong, 1998
Regia: Daniel Lee
Soggetto / Sceneggiatura: Susan Chan, Law Chi Leung, Daniel Lee
Cast: Anita Yuen, Alex Fong, Almen Wong, Francis Ng, Wong Man-yi

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