"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Trail of the Broken Blade

Trail of the Broken BladeIl cinema di Chang Cheh è forse ingenuo per definizione, lavorando con tanto furore sui nervi scoperti dei legami umani, esasperando le coordinate frangibili dei sentimenti, sfruttando con tanta forza, infine, le geometrie variabili di onore e tradimenti - nello spietatato tentativo di ricollocare le intemperie umane su un piano che sia al contempo epico e prometeicamente fallibile. Si tratta comunque di un'ingenuità ben consapevole, funzionale a una narrazione schietta, sanguigna, che non risparmia violenza allo spettatore; il rischio è certo scadere in sovraccarichi retorici inessenziali o in stanche reiterazioni dello stesso concetto (ne sono prova alcuni film sul finire degli anni '70 / inizio '80), ma ci si guadagna gioielli come il presente Trail of the Broken Blade, fiorente intarsio di melodramma ed eroismo. Fung Jun-zhao salva Liu Xian - comandante in capo del Guangdong - e la figlia Chen-erh dall'attacco di alcuni malintenzionati provenienti dall'isola del pesce volante, rifugio di una spietata banda di tagliagole. Xian, riconoscente, ospita Jun-zhao nella sua casa, chiedendogli di impartire lezioni di arti marziali alla figlia. Il giovane acconsente di buon grado, attratto dall'avvenenza di Chen-erh; la ragazza placa però i suoi desideri, confessandogli di essere innamorata di un altro, Li Yue, figlio di un famoso generale che - per vendicare la morte del padre, vittima di macchinazioni politiche - ha ucciso un governatore. Costretto alla fuga, di lui si sono perse le tracce. In un gesto estremo di comprensione, Jun-zhao si ritrae dalla scena, giurandole eterna amicizia e promettendo di ritrovare per lei Li Yue, a costo di girovagare per tutto l'impero. Mistero del fato, l'incontro tra i due uomini avviene poi del tutto casualmente. E anche se Li Yue non vuole rivelare la sua identità per non costringere Chen-erh a una vita da fuggiasca, il ripresentarsi della minaccia dei malviventi lo costringerà a una scelta difficile.
Non si tratta qui del solito inabissamento nell'azione e nel sangue. E se pure - soprattutto nel finale - la predilezione di Chang Cheh per soluzioni strabilianti e trovate fantastiche ha modo di deflagrare, il cuore pulsante dell'intreccio risiede nelle fragili relazioni che i personaggi sono costretti a instaurare. Non solamente tra i protagonisti - l'amore trattenuto di Jun-zhao, lo struggimento di Chen-erh, le paure di Yue - ma anche con le figure in secondo piano (la ribalderia dell'inafferrabile Xiao Mei, l'infatuazione inesplicata del servo Hu Tzu, la propensione macchiavellica del furbo Shi Gan) - profondamente tratteggiate nonostante la minore presenza scenica. Il brulicare di tali sfrigolanti relazioni, pronte all'imprevisto, coniugate alla semplicità della messa in scena (le location principali sono tre, per quanto ottimamente sfruttate), permettono un comodo abbandono dello spettatore, subito risucchiato nei vortici concentrici che attirano verso la tragica risoluzione. Wang Yu conferma la sua aurea di ambiguità marziale, tra rigore morale e poesia del movimento, mentre Chin Ping e Kiu Chong riescono a innalzare i già rilevanti accenti drammatici con prove di sublime autocontrollo, gli sguardi persi nel vuoto, i movimenti decisi.
Un peccato Trail of the Broken Blade sia così poco conosciuto, se confrontato a classici quali The One-Armed Swordsman e The Blood Brothers, perché al loro fianco non sfigurerebbe affatto.

Hong Kong, 1967
Regia: Chang Cheh
Soggetto / Sceneggiatura: Chang Cheh 
Cast: Jimmy Wang Yu, Chin Ping, Kiu Chong, Chiao Chiao, Chen Hung-lieh

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