"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Triad

Triad

Dal 1997, data ovviamente non casuale, al 2006, ascesa e caduta di William, da studente modello ad aspirante capo di una triade, accompagnato nella scalata dai suoi due fedeli “fratelli”, Derek ed Edward. William entra inizialmente nella triade sotto l’ala protettiva di Patrick, facendo rapidamente carriera con la sua intelligenza. La brama di potere però si innescherà solo dopo la “perdita dell’innocenza”. Mente fredda e calcolatrice, capisce come dovrebbe evolversi l’attività della mafia dopo l’apertura alla Cina, ma dovrà scontrarsi con il tradizionalismo dei “vecchi” e con una corrente rivale che lo vorrebbe morto. Diventare il nuovo capo dell’organizzazione risolverebbe buona parte dei suoi problemi.
Difficile capire come una trama tanto lineare (nonostante i vari sbalzi temporali), priva di guizzi e colpi di scena, abbia richiesto la collaborazione di ben 16 mani: sono otto infatti gli sceneggiatori accreditati per Triad. Il risultato, come spesso accade in questi casi, è deludente e confuso, soprattutto perché a più riprese la sceneggiatura dimostra di non sapere bene quali aspetti della storia approfondire, rimanendo così lacunosa su tutti.

L’identità della pellicola rimane quindi ambigua. Se da una parte è chiaro l’intento di imbastire un romanzo di formazione a sfondo mafioso, dall’altra vorrebbe riflettere sui cambiamenti post-handover di Hong Kong e del modus operandi delle triadi, che passano dalla violenza di strada alle quotazioni in borsa nei palazzi di vetro. Infine, nell’ultima mezz’ora si approfondiscono i meccanismi e le rivalità interne che precedono la nomina di un nuovo capo nell’organizzazione, echeggiando, senza troppa convinzione, gli Election di Johnnie To.

Tra i problemi principali del film va sicuramente annoverato il clamoroso caso di miscasting per il ruolo principale: l’ex-pop star William Chan, al primo ruolo da protagonista, non solo non appare abbastanza versatile da poter reggere il film sulle sue spalle, ma risulta addirittura poco credibile per il suo ruolo, soprattutto quando l’evoluzione del personaggio dovrebbe farne venir fuori il lato più oscuro. Così, anche l’inevitabile side-plot romantico, con la love story più o meno tormentata con Michelle (Michelle Wai), non riesce a catturare l’attenzione e le simpatie dello spettatore.
Le prove migliori vengono dai personaggi di contorno, come dimostrano le interpretazioni di Irene Wan e Chan Wai-Man, anche se su tutti spicca un ottimo Patrick Tam, che riesce a delineare in maniera convincente la figura del mentore dei tre ragazzi: dimesso, contento di limitarsi a gestire il mercato della frutta, preferisce il dialogo alle maniere forti. È il personaggio che fa da collante tra la vecchia generazione, tradizionalista, e la nuova, più aperta ad esplorare nuove fonti di business. Nonostante l’ottima reputazione di cui gode, la sua azione è però soprattutto quella di mediatore: ritratto per tutta la seconda parte del film seduto a un tavolino, dove consuma noccioline e beve birra, è portato ad agire solo quando le circostanze lo costringono. Quando è in scena, soprattutto se in compagnia dei tre ragazzi, l’attenzione dello spettatore si concentra inevitabilmente su di lui, essendo l’unico in grado di dare spessore a personaggi altrimenti poco caratterizzati.

Questo anche a causa della regia fin troppo scolastica di Daniel Chan che, a partire da scene action piuttosto piatte - considerato che il film è un Cat III - non riesce a dare un’impronta personale alla pellicola. Lo dimostra soprattutto in quelle che dovrebbero essere le scene madri, nelle quali manca sempre quel pathos che il regista vorrebbe suscitare. Chan si rifugia in un facile montaggio del “best of” dell’agonizzante di turno, condito da musica struggente e ralenti insistiti, poco supportato da una fotografia (dell’australiano Wade Muller) patinata e sovraccarica di suggestioni visive. L’intuizione migliore è quella di chiudere il film in maniera circolare e con un tocco beffardo, facendo emergere quel: “Solo gli spietati possono dominare il mondo. Non sei crudele abbastanza? Allora uccidi il più forte!”, con il quale si apre il film e che ne vorrebbe essere il manifesto, ma che purtroppo risulta annacquato nel suo svolgimento.
Vedremo se Chan riuscirà a risollevarsi dopo questa prova con il suo prossimo progetto, la regia del capitolo Reload per il franchise Young and Dangerous.

Hong Kong, 2012
Regia: Daniel Chan.
Soggetto/Sceneggiatura: Kelvin Lee, Leung Siu-Lun, Frankie Tam, Chucky Kom, Link Ling, Cheung Chung-leong, Yip Ming-ho, Siuman Yim.
Cast: William Chan, Patrick Tam, Michelle Wai, Irene Wan, Derek Tsang, Edward Chui, Chan Wai-Man, Deep Ng.

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