Trilogy of Lust 2

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Trilogy of Lust 2Dopo una lunga e onorata ma evidentemente non appagante carriera da reginetta dell'erotismo di serie b - la si ricorda con ironia come metà della coppia volante di Chinese Torture Chamber Story -, Julie Lee cambia nome (in Julie Riva, con cui si firma in questo lavoro) e attitudine. Dapprima dirige un Cat. III, A Trilogy of Lust, molto più esplicito del dovuto, e poi raddoppia, nello stesso anno, con un sequel improprio, da lei curato nei minimi particolari - figura come art director, protagonista assoluta, sceneggiatrice, co-regista e produttrice - affidando il grosso della direzione al giapponese Ishikawa Jiro. A questi spetta il compito di eccedere oltremisura, e il suo lavoro, a onor del vero, non è neanche disprezzabile, visto che non mancano ritmo (in rapporto a un minutaggio totale non eccessivo) e una certa qual personalità (le reiterate soggettive dell'obiettivo a mimare l'amplesso). Come nel caso del primo prodotto, il film è un disturbante catalogo di di malsanità sessuali, circolato all'estero in doppia versione, soft e hard-core (a quanto pare, ma i dubbi sono legittimi, senza ricorrere a inserti o controfigure). Nonostante le sbandierate pretese artistico-provocatorie, Trilogy of Lust 2 è un modesto thriller a luci rosse, spesso solo una noiosa sfilza di scene di sesso, mal assortite e mal raccordate, con grande abbondanza di nudi (anche integrali e frontali) e - è la regola e non l'eccezione - un cast maschile e femminile di scarsa avvenenza. Nella confusione generale c'è anche una trama minima da seguire - una donna frustrata, alla base c'è un vecchio stupro multiplo in odore di incesto, si vendica uccidendo brutalmente tutti i suoi partner occasionali, tra eccessi sadomaso e bizzarrie onanistiche assortite -, che senza incongruenze e senza fronzoli (ma con qualche possibile riferimento personale, visti i diversi tentativi di suicidio dell'attrice subito dopo l'uscita del film nelle sale) suggerisce labili ipotesi psichiatriche e illustra in maniera blanda deviazioni non autorizzate nella schizofrenia. Nella povertà generale - fa eccezione la musica, indie pop di maniera ma nel contesto originale - figurano facce ignote (l'unica eccezione è il cammeo di Tsui Kam-kong, l'altra metà della coppia volante di cui sopra; tra le conquiste della serial killer figura anche il produttore associato Thomas Freitag) ridicolmente inadeguate: le impagabili (leggi: comiche) espressioni di piacere di un impiegato sottomesso, che nel tentativo di sedurre la sua capo-ufficio scopre la sua vera natura, per esempio, valgono oro.

Hong Kong, 1995
Regia: Julie Lee, Ishikawa Jiro
Soggetto / Sceneggiatura: Julie Lee
Cast: Julie Lee, Tsui Kam-kong, Chin Gwan, Hoh Gei Yung, Chow Man Ho

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