"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Trivial Matters

Trivial MattersAttraverso episodi di differente lunghezza si snodano altrettante situazioni tra il surreale e il grottesco, con un unico comun denominatore: il sesso e i suoi problemi. Si va dal romanticismo di Chak (Chapman To) alle prese con una squillo al quasi-mélo dell'episodio di Ah-wai (Gillian Chung), ragazzina un po' reietta che trova la felicità (contrariamente all'apparentemente irraggiungibile «migliore amica»).

O ancora il breve episodio scatologico con Edison Chen o il divertente It's a Festival Day con Eason Chan che costringe la sua ragazza, intenzionata a rimanere vergine fino al matrimonio, a una fellatio in occasione di ogni festività - e documentandosi adeguatamente in internet si può scoprire che quasi ogni giorno c'è una festa da qualche parte nel mondo.
Il primo riferimento che balza all'occhio è quello delle commedie all'italiana più o meno scollacciate dei '70, da Sesso matto in giù. Non è dato sapere se Edmond Pang Ho-cheung – comunque uno dei più europei tra i nuovi autori di Hong Kong – sia ferrato nel campo, ma sembrano proprio provenire da lì tanto struttura quanto tematiche libertine di questo Trivial Matters, trasposizione cinematografica di racconti scritti dallo stesso regista. Dove la (migliore) commedia all'italiana prediligeva il fioretto, Pang non lesina con lo spadone, prendendosi un po' di triviali libertà rispetto al contesto più serioso e autoriale che recentemente l'ha portato ai livelli dell'ottimo Exodus visto a Torino. Se già in A.V. e in Men Suddenly in Black mostrava uno sguardo attento alle problematiche di letto (e il substrato misogino di Exodus è indicativo sul ruolo che le donne incarnano nel suo cinema), qui il gioco si fa scoperto e il buon Edmond preme sul pedale dell'acceleratore.
L'esito è fortemente discontinuo (cosa che si può dire quasi di qualsiasi film a episodi, peraltro): se Vis Major risulta quasi soporifero e Civism quasi puerile nella sua gratuità, i succitati It's a Festival Day e Ah-wai Big Head vantano momenti irresistibili, con quest'ultimo non banale nel transitare da commedia a melò con ardito ribaltamento dei personaggi (Kei liquida Ah-wai con consigli che paiono nocivi ma si rivelano eccellenti e ne vive un doloroso contrappasso). Tak Lan mostra inquietanti ambizioni autoriali non suffragate dalla dovuta accortezza, mentre Junior e Recharge ripropongono stilemi - il romanticismo dove non te lo aspetti, l'ironia sulla goffaggine dei gangster di mezza tacca - cari al regista (e ampiamente esplorati). Difficile vedere Trivial Matters in un'ottica che non sia quella del divertissement d'autore, magari con un occhio al botteghino e con l'intento di non allontanarsi troppo dal pubblico hongkonghese. Comunque sia, rimane la consapevolezza – e il ricordo di Exodus è ancora fresco – che Pang Ho-cheung (tra pro e contro, il talento più interessante tra le nuove leve di Hong Kong) sia capace di ben altro e che non mancherà di (ri)dimostrarlo in futuro.

Hong Kong, 2007
Regia: Edmond Pang
Soggetto / Sceneggiatura: Edmond Pang

Cast: Eason Chan, Gillian Chung, Stephy Tang, Mak Chun-lung, Chet Lam  Shawn Yu

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