"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Troublesome Night 4

Troublesome Night 4 Troublesome Night 4 o dell'arte di passare indenni attraverso crisi economica e di idee. Riciclando un canovaccio ogni tre mesi, la vecchia volpe Nam Yin produce l'ennesimo horror a episodi, ovviando a ogni possibile difficoltà con l'astuzia dell'uomo di mondo. Che, previa coproduzione, convince tutti a spostarsi nelle meno care Filippine per le riprese. E che, vista la scarsa disponibilità delle starlettes hongkonghesi, infarcisce il film di tette locali a basso costo (e alto tasso erotico-cellulitico), sfruttando l'abbondanza di dive locali come Anna Capri. La quarta puntata della serie più longeva degli ultimi tempi tenta la carta del sexy fantasy, puntando sul solito cast di stelle povere e sull'esotismo di location inusuali.
Sempre tre storie, sempre pochi brividi. Una con l'immancabile Louis Koo, che in luna di miele scopre cosa sia la tentazione sessuale a opera di una procace spogliarellista; la moglie prima abbozza poi va su tutte le furie e spinge la situazione all'estremo. Un'altra, molto divertente, con l'altrettanto immancabile Simon Loui, coadiuvato dai compagni di merende Cheung Tat-ming e Wayne Lai: a caccia di prostitute i tre amici si ritrovano in una discoteca poco raccomandabile. Ultima ma non dissimile è l'epopea del corriere Timmy Hung, che deve recapitare l'urna con le ceneri di una ragazza filippina defunta a Hong Kong.
Più marcato l'aspetto mélo - per un improbabile A Filippino Ghost Story? -, con spettri che ritornano a cercare amori perduti e fantasmi vendicativi nei confronti dei cantonesi sporcaccioni. La varietà degli umori prevede che nel primo frammento si insista sul romanticismo, nel secondo sull'erotico, nel terzo sul grottesco. Mille citazioni, da Dal tramondo all'alba a Bio Zombie; mille parodie - la scena più drammatica di Bullet in the Head rifatta tra i fantasmi -; frizzi e lazzi da osteria; recitazione sopra le righe (ma il simpatico Wayne Lai si conferma volto stralunato per tutte le occasioni); guest stars più o meno illustri - tra cui lo stesso Herman Yau nel ruolo del re dei mendicanti o Raymond Wong che con le sue fughe apre ogni spezzone -; riferimenti ironico-biblici nei confronti di un popolo rigorosamente cattolico; i soliti stereotipi - le hostess che si fanno pubblicità, i tre puttanieri in gita. Coordina con rigore la regia di Yau, che conscio dell'impossibilità di dare ordine a un simile caos si limita a rafforzare i momenti deboli con intrecci e richiami, tanto per non far apparire troppo pesanti quasi cento minuti dove tutto sommato succede poco o niente.

Hong Kong, 1998
Regia: Herman Yau
Soggetto / Sceneggiatura: Chang Gwok Tse, Kenneth Lau
Cast: Louis Koo, Pauline Suen, Simon Loui, Cheung Tat-ming, Marianne Chan

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