"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Trust Me U Die

Trust Me U DieTrust Me U Die aspira ad essere un thriller che agli elementi di finzione aggiunge una diversione con toni da denuncia contro il mondo deviato della medicina. Un paradiso dove imbelli dottori fanno i comodi loro, senza mai venire incontro ai bisogni del malato. Dove la ricerca scientifica sorpassa i limiti della deontologia e dell'umanità. E allora non ci si meraviglia se uno stimato dottore, in realtà una specie di trafficante d'organi, si macchia di ben due stupri (con la vittima che incredibilmente lo perdona e gli concede una seconda chance a letto); o se un ricercatore di fama internazionale, dopo aver causato l'infarto di un collega, sfrutta i pazienti dell'amico chirurgo per sperimentare un nuovo farmaco, presunto palliativo contro ogni male. E non ci si stupisce neanche per l'eccesso di effettacci e per l'abuso di cattivo gusto. In fondo Billy Chung viene dai b movies, e continua ancora oggi a raschiare, nel bene (da Killer in poi) e nel male (dall'esordio fino a Last Ghost Standing incluso), il fondo del barile. Bene ma non benissimo, per usare un eufemismo. Il problema principale è che un gioco così esplicito finisce subito per essere bollato come inefficace, e per perdere ogni parvenza di velleità extra-fiction.
Il regista ci saprebbe anche fare - alterna con disinvoltura step-framing, ellissi e raccordi azzardati - , e in altre circostanze ha dimostrato di possedere una discreta dose di talento, ma qui esagera con le infrazioni al buon senso. Dispiace in realtà constatare che non si tratta neanche, o non solo, di un problema in cabina di regia. I continui cambi di ritmo - e di umore: si passa senza un vero motivo dalla commedia nera al quasi horror - non coinvolgono, piuttosto hanno l'effetto contrario su uno spettatore che non capisce mai dove si voglia andare a parare. Gli attori per primi sono spaesati e confermano l'impressione di un'organizzazione deficitaria a monte. Se proprio una colpa va imputata, meglio sottolineare le responsabilità di una sceneggiatura troppo approssimativa. Che crea dei personaggi scarsamente credibili e ne affida le veci ad un parco interpreti di caratura rivedibile. Solo Sam Lee pare scritturato per un ruolo che gli si addice, gli altri attori sembrano scelti a casaccio tra una serie di volti in disuso che il mercato offre a basso prezzo. Simon Yam parla poco e per stavolta è meglio così, Mark Cheng nel ruolo di luminare non è mai credibile - meglio piuttosto in quello di maniaco che nei momenti liberi si svaga giocando con la sua collezione di Snoopy? - e la scialba Joey Tan (reginetta di bellezza malese) si limita a mostrarci le gambe affusolate in tutte le salse - a letto, vicino al frigorifero, sul pavimento e nella vasca da bagno - per mettere in evidenza il suo dolore di donna violata.
Oltre la comicità involontaria, oltre la noia, oltre la possibile stroncatura, Trust Me U Die è un chiaro esempio di come possa essere scialba l'imitazione di certi eccessi del passato. Conseguenza diretta sono simili thriller innocui, privi di mordente e di quelle scorrettezze che erano, a seconda dei gusti, croce e delizia per un pubblico stoicamente preparato a tutto.

Hong Kong, 1999
Regia: Billy Chung
Soggetto / Sceneggiatura: Law Kam Fai
Cast: Simon Yam, Mark Cheng, Sam Lee, Joey Tan, Chan Ying Lai

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