"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Victory

VictoryIl 1994 potrebbe essere l'anno dello sport sul grande schermo: prima la pallacanestro in Let's Go Slam Dunk; ora il volleyball in Victory di Andy Chin. All'industria di Hong Kong l'agonismo decoubertiniano è sempre interessato poco, se non come possibile speculazione economica legata a marketing e fandom. Stimolo per una possibile controtendenza il culto di anime e manga di successo, come Ashita E Attack (Mimì e le ragazze della pallavolo) o Attacker Yu! (Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo). Victory, proprio per questo motivo abbastanza originale, contemporaneamente affonda le sue radici nella tradizione televisiva orientale, riprendendo una vecchia serie giapponese, 'V' Is Our Sign.
Lo scontro sportivo vede opposte due scuole superiori, la prima detentrice dei nove precedenti trofei, la seconda outsider ma non troppo visto che schiera una serie di amazzoni alte e presuntuose. A sorpresa la macchina da presa non immortala i perdenti in cerca di riscatto, ma si concentra sulle campionesse in carica in momentanea crisi (d'identità). Una improvvisa quanto bruciante sconfitta porta alle dimissioni dell'allenatore e alla volontà da parte del preside di smantellare la squadra, ma le ragazze, irresponsabili, si ravvedono e continuano ad allenarsi seguite solo dall'inesperto professore di scienze.
Andy Chin, regista veterano coadiuvato in fase di produzione dal poliedrico Teddy Robin, punta più sui momenti di raccordo che sulla narrazione dell'evento sportivo. In questo modo rimane fedele alla finzione filmica e si allontana dal tono documentaristico manierato e appiattito di tanti lavori simili per argomento. L'impatto melodrammatico è privilegiato, anche se non mancano i classici momenti di trance agonistica, soprattutto nell'epilogo, un po' troppo scontato nel suo incedere (errori, infortuni, la vittoria finale: tutto ampiamente prevedibile). Poca logica nel dosare tempi e situazioni: come al solito prevalgono le regole dello sport applicate alla vita comune (amicizia, unità, spirito di gruppo, solidarietà). La fortuna di Chin - tutto sommato il suo lavoro va giudicato senza infamia e senza lodi1 - è piuttosto avere a disposizione materiale di primissima scelta, anche se ancora alle prime armi. Spiccano Carman Lee, pezzo pregiato della collezione, Josie Ho, Cherie Chan, Farini Cheung e Annabel Lau.

Note:
1. Anche se certe riprese degli incontri mettono a disagio per la trasandatezza (e l'estrema povertà) della messa in scena: ralenti, accelerazioni, foto-stop, soggettive del pallone e didascalie in sovraimpressione sono di rara bruttezza.

Hong Kong, 1994
Regia: Andy Chin
Soggetto / Sceneggiatura: Erica Lee
Cast: Carman Lee, Derek Yee, Josie Ho, Fan Yik Man, Hilary Tsui

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