"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Violent Cop

Violent CopUn piccolo film, a suo modo personale e capace di distillare qualche emozione, deve essere motivo di orgoglio per Kant Leung, regista evidentemente minore abituato a non andare troppo per il sottile. In questo caso riesce però a controllare il suo gusto per l'eccesso e a confezionare un prodotto interessante: peccato solo che Violent Cop (da non confondere con l'omonimo film diretto da Steve Cheng lo stesso anno) non sia rimasto al cinema il tempo sufficiente per dimostrare di possedere le sue piccole qualità. Non che siano tutte rose e fiori, ma si leggono nell'opera onestà e partecipazione in dosi sufficienti a definire un thriller dove le indagini poliziesche sono in primo piano. Il poliziotto violento del titolo è Ken, ispettore sopra le righe che si prende più libertà di quante gliene conceda il regolamento. Una serie di omicidi efferati irrompe nella routine, catapultando Ken e il suo partner in una spirale di sesso e violenza: il serial killer da principio sembra colpire a caso e senza un preciso movente, ma in realtà ha in testa un progetto tanto folle quanto lucido. Unico indizio, una discoteca promiscua dove convivono indistintamente droga e prostituzione (omo e eterosessuale).
Non aiuta a semplificare la situazione un cast interamente composto di attori giovani e poco noti. Da attribuirsi con grande probabilità alla mancanza di un budget decente (due location, poche comparse), la povertà del materiale umano finisce per inficiare qualche buono spunto. Purtroppo anche che il lato morboso è appena accennato, la sensualità annacquata e mai esibita con convizione (e infatti non si arriva ad ottenere il divieto ai minori). Sconcertante anche come il discorso iniziale, dopo aver mostrato ogni tipo di diversità sessuale, sfoci in una morale retorica deludente. Un Basic Instinct acqua e sapone? D'altro canto Kant Leung preferisce puntare sulla qualità della storia, rinunciando alla patina e all'esibizione di stile. Pur di non svelare dettagli che possano rovinare l'intreccio giallo preferisce omettere, ingenerando confusione; l'effetto sorpresa alla fine riesce, ma si arriva alla soluzione talmente all'improvviso da far apparire forzata una scelta narrativa che è invece plausibile e ben congegnata. Uno sforzo apprezzabile che, seppure non privo di contraddizioni e difetti, dimostra sensibilità e acume in fase di sceneggiatura e una certa capacità realizzativa. Viste le premesse produttive e il curriculum artistico dei nomi coinvolti nell'operazione si poteva temere molto peggio.

Hong Kong, 2000
Regia: Kant Leung
Soggetto / Sceneggiatura: Kant Leung
Cast: Patrick Tam, Anita Chan, Pinky Cheung, Tony Ho, Chapman To

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