"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Walk In

Walk InC'è di che stupirsi, una volta scoperto che dietro a questa pellicola sta il nome Herman Yau. Trattasi di una commedia nera con incursioni nel fantastico che spiazza per la diversità dei vari generi da cui attinge e per la fusione di differenti registri narrativi. Il film parte come un thriller, con in primo piano la misteriosa figura di Wah, aspirante suicida: dopo un lungo volo dal tetto di un palazzo, la donna si rialza come niente fosse. Stacco, titoli di testa e passaggio a tutt'altra situazione per conoscere i veri protagonisti, un ladro di mezza tacca, Chicken, e un poliziotto integerrimo, Tommy. Durante una rapina i due vengono feriti e il poliziotto rimane paralizzato. Contattata Wah, Tommy scopre che può impossessarsi del corpo di Chicken per tornare alla piena efficienza fisica, ma per ottenere il permesso del ladruncolo deve prima promettere di risolvere per lui ogni affare in sospeso. Una volta reincarnatosi Tommy dovrà fronteggiare una serie crescente di problemi e nel frattempo tenere a bada la famiglia del defunto.
Commedia fracassona, che parte da uno spunto soprannaturale per poter creare il nodo cruciale: come si comporta un poliziotto costretto nel corpo di un criminale? Subito dopo la sofferta metempsicosi Tommy scopre l'ardua realtà e la difficoltà delle conseguenze da affrontare. Il problema più ostico è costituito dalla sorella di Chicken - Ada Choi, simpaticissima -, perennemente in crisi affettiva, che quasi subito scopre la verità e cerca di sedurre il nuovo fratello. Umorismo di bassa lega ma funzionale alla caratura dei personaggi. Se infatti i guai maggiori derivano al protagonista dalle tentazioni quotidiane - una moglie piagnucolona, due amanti che pretendono soldi e tempo, una madre irritabile oltre alla sorella e alla fidanzata di Tommy - è altrettanto pericoloso il suo passato da criminale che torna a galla, implicandolo con loschi individui non facili da gestire. La rapina all'origine del pasticcio è uno scontro tra due triadi rivali, finito nel sangue per precisa volontà dell'ex miglior amico di Chicken. La conclusione di tutti i conti in sospeso è uno strappo drammatico che si trasforma in lieto fine. Può essere intrigante vedere Danny Lee in panni opposti rispetto ai suoi standard da poliziotto duro e tutto d'un pezzo. Vederlo alle prese con un personaggio che dei precedenti caratteri è l'esasperazione nevrotica sorprende per la dose di auto-ironia necessaria, e forse non preventivata. Herman Yau, coadiuvato dal produttore Nam Yin e dalla penna di Chang Gwok Yuk, conduce con mano salda le vicende, lasciando però poco del suo stile impresso nella pellicola. L'impressione che se ne ricava è di una pellicole non-personale, alla continua ricerca di un fine superiore, non alimentare, che ne giustifichi la genesi. Il rimpianto maggiore è la non eccelsa direzione dei comprimari, abbandonati e spaesati.

Hong Kong, 1997
Regia: Herman Yau
Soggetto / Sceneggiatura: Chang Gwok Yuk
Cast: Danny Lee, Yu Li, Dayo Wong, Ada Choi, Wu Chien-lien

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