"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Wedding in Hell

Wedding in HellUn fotografo e la sua fidanzata stanno per sposarsi, non fosse che entrambi, in momenti diversi, sono assillati da visioni di fantasmi. Lei è comprensibilmente preoccupata, mentre lui, pur non dicendo nulla, teme di sapere le ragioni di tale accanimento. Anni addietro la sua relazione con una mainlander si era infatti conclusa tragicamente, e per non finire in prigione aveva dovuto chiedere l'aiuto di un'amica taoista; obiettivo, un matrimonio tra morti e viventi...
Wedding in Hell (ma spesso è riportato con il semplice titolo di Ghost Story) è uno sconclusionato spreco di tempo. Nei primi quaranta minuti non succede nulla: i due protagonisti vagano per uffici, corridoi e scalinate fingendo di inorridire alla vista di fantasmi ridicoli (e cercando di non guardare troppo spesso dentro la macchina da presa). E quando si arriva al (presunto) colpo di scena, la narrazione è gestita talmente male da risultare confusa, caotica, zoppicante pur nella linearità degli eventi. In una produzione tanto svogliata regia inesistente, luci disposte a casaccio (tanto che i colori cambiano più volte nella stessa scena) e dialoghi comatosi non stupiscono più di pezzi di colonna sonora rubati a chissà quale classico da dance hall del decennio passato. Neanche le comparsate di Helena Law Lan ed Emily Kwan risvegliano dalla catalessi in cui inevitabilmente si sprofonda. Deprimente prima ancora che disgustoso.

Hong Kong, 2003
Regia: Hong Lung
Soggetto / Sceneggiatura: Au Law, Cheung Mo
Cast: Halina Tam, Cho Wing Lim, Emily Kwan, Helena Law

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