"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

When I Fall in Love... with Both

When I Fall in Love... with BothTre donne. Tre storie. Si parlano attraverso i computer per abbattere le distanze, confidandosi a vicenda il loro segreto comune. Tutte e tre sono infatti innamorate di due uomini contemporaneamente. E un uomo che abbia due amanti è considerato romantico, mentre per una donna è una cosa riprovevole. Joy, giornalista televisiva, è indecisa tra il suo collega Chi Sing, inizialmente premuroso e protettivo - ma poi sempre più scostante, e un pasticciere timido e introverso, Sam Ho, che non ha scordato come ridere e farla ridere. Cherry si sta per sposare con l'uomo che credeva di amare, un poliziotto di nome Wu, fino a quando non ne conosce il fratello praticamente identico, Wen, che realizza il suo sogno insegnandole a volare. Infine Ce Ce e il suo ragazzo Nam. Entrambi hanno appena perso il lavoro. Solo che lui cade nello sconforto, perdendo la capacità di relazionarsi con gli altri, mentre lei, trovando un lavoro a Macau, reincontra un suo vecchio compagno di scuola, Tung Wang...
Un soggetto semplice, tutto sommato. Come semplice è la messa in scena. Dall'incontro di queste due basi (di per sé non certo difetti, anzi) nasce un film gradevole, che ha però il suo punto debole nello scorrere via senza lasciare eccessive impressioni nello spettatore. Ma liquidarlo così non sarebbe rendere giustizia a un'opera che ben fotografa alcuni sentimenti molto sottili e volatili. Questo infatti non è un film sul tradimento, o perlomeno lo è solo in minima parte. When I Fall in Love... with Both racconta piuttosto quello stato indefinibile di continua ricerca di affinità con coloro che ci circondano. Un non essere mai sufficientemente sazi della vita fino a che non si raggiunge un equilibrio, prima di tutto con se stessi. Perché la ricerca delle tre protagoniste non è tanto per accaparrarsi l'uomo ideale - sarebbe veramente banale, quanto per ritrovare un benessere interiore che le possa compiacere nel qui e adesso della dialettica interpersonale, dimenticando gli affanni e i dispiaceri di una vita di coppia uniforme/uniformante. E se per qualcuna questo significa seguire il destino e le sue farse (vedi Cherry), per altre è una lotta aperta contro di esso (Ce Ce) o contro le imposizioni sociali che ci autoinfliggiamo (Joy). Naturalmente si è lontani anni luce dall'intento ben più (apparentemente, forse) dissacrante di uno Splendor di Gregg Araki, ma egualmente non è cosa da poco riuscire a raggiungere una tale sincronia con umori tanto nascosti.
Un film quindi che alterna momenti abbastanza banali e diventati standard in una qualsiasi commedia sentimentale ad altri nondimeno peculiari, in grado di dare quel quid in più che non banalizza eccessivamente il messaggio. E se il mezzo-internet è poco più che un pretesto iniziale, non approfondito, ben risaltano nel proseguio delle vicende i legami universali che caratterizzano le tre protagoniste. Che si tratti di Hong Kong, Taiwan, Singapore (e la cosa si può estendere a qualsiasi luogo, immagino), la comunanza dei sentimenti è ancora un valore in grado di far entrare in contatto le persone, di permettere quello scambio/confronto emotivo in grado di sostenerci nelle nostre esistenze. E nonostante questa resti una commedia solare, probabilmente anche un po' furba nell'ammiccare a temi che con tanta facilità s'insinuano nel nostro immaginario (utilizzando perdipiù una tale leggerezza), non mancano momenti drammatici e graffianti - valga per tutti la conclusione della storia di Ce Ce.
Che poi si noti una certa incostanza nelle tre differenti storie, è male comune a tutti i film ad espisodi e a tema. Le storie sembrano infatti ordinate in una sequenza crescente di complicazione: dalla prima, a dire il vero un po' semplicistica e non abbastanza approfondita (tanto da risultare poco più che un'allegoria, ma con alcuni spunti interessanti), per passare alla seconda, che alterna momenti di genericità un po' fastidiosi ad altri molto più poetici e toccanti - come si vede nella conclusione della storia (non facilmente schematizzabile in una scelta netta), fino all'ultima, la più complessa e sofferta, e senza dubbio la più riuscita (fortunatamente gli viene concesso più spazio rispetto alle altre). Un plauso comunque va alle tre protagoniste, impegnate in tre ruoli simili ma diametralmente opposti per quanto concerne caratteri e spiriti dei personaggi interpretati, che riescono a donare espressività e significanza ad ogni loro più piccolo gesto.
Un film dunque che non è in grado di tracciare un proprio percorso peculiare nel solco della mai sopita storia delle commedie/melò cantonesi, ma che in ogni caso si fa guardare con semplicità.

Hong Kong, 2000
Regia: Samson Chiu
Soggetto / Sceneggiatura: Samson Chiu, Siu Kwun Hung
Cast: Fann Wong, Theresa Lee, Michelle Reis, Alex Fong, Peter Ho

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