"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Where a Good Man Goes

Where a Good Man GoesTra un blockbuster d'azione e la prima di una serie di commedie, entrambi ottimi incassi, Johnnie To trova il tempo per subentrare a Patrick Yau nella regia di un piccolo film, International Hotel. Il regista prende in mano le redini del gioco, non senza urtare la sensibilità del fido collaboratore, fa rielaborare a Yau Nai Hoi lo splendido soggetto di Wai Ka-fai e rinomina il tutto Where a Good Man Goes. Lo avesse diretto in toto Yau (accreditato come associate director, ma sapere chi abbia girato cosa è questione dannatamente complicata) sarebbe stato probabilmente il contraltare di The Odd One Dies, di cui sembra la perfetta nemesi. Tanto era scuro e sfavillante il primo, quanto è solare e sottotono il secondo. Ci si allontana solo di qualche passo dal modello originale Milkyway (se mai ne esiste uno), è sempre «cinema a basso costo, duro, realistico», ma di animo un po' più gentile e con un tono accorato che per una volta non necessita del pessimismo cosmico come giustificazione ontologica.
Un ex detenuto si installa in un hotel scalcinato, gestito da una vedova con figlio a carico. Lui non sa da dove ricominciare, ha un passato che non si dimentica e una serie di fregature alle spalle che lo hanno lasciato senza un soldo. Il tipo sbagliato, nel momento sbagliato. Si accorgerà però che avere la stima di una persona cui affezionarsi è un buon trampolino per cambiare abitudini. Dove va un brav'uomo? Domanda lecita. Prima a godersi la vita con i vecchi compagni di scorazzate, poi a incollarne i cocci con una persona più matura. Ma non è tutto qui. Non ci sono morali spicciole, né discorsi semplicisti ad offrire la soluzione unica e semplice di ogni condotta. L'etica è hic et nunc, contingente e particolare, certi sbagli accrescono solo la consapevolezza delle proprie scelte. Il tempo, costante ricorrente del cinema di To, è nemico e al tempo stesso amico: da un lato un orologio perduto, dall'altro tre anni di galera che non pesano troppo.
Non sorprende la compostezza della narrazione, che prende spunto dal genere per trascolorare nell'esistenzialismo. Lo stesso accadeva diversi anni prima con Loving You, sempre con Lau Ching-wan. Una soluzione dove si incontrano nouvelle vague e New Wave, e non è incrocio da poco, soprattutto perché avviene in modo naturale, senza manierismi. To mette in piedi una struttura evidentemente sbilanciata, che guarda all'azione controvoglia e ne sfrutta le derive solo per esaltare le emotività in gioco. Giganteggia in libertà Lau Ching-wan - che entra in scena in contrapposizione (a Ruby Wong) grazie al montaggio parallelo, proprio come in Final Justice di Derek Chiu -, sempre encomiabile. Ma prima di lui vanno segnalati due o tre nomi che non ti aspetti. Lam Suet, poliziotto rubicondo e carogna; Ruby Wong, volto segnato dalle asperità ma non per questo meno affascinante; Wayne Lai, piccolo malavitoso instupidito e poco utile. Con uno stile cameristico, contenuto, è inevitabile che sia la recitazione a fungere da punto di non ritorno: o si cade nel patetico o si riesce nella difficile impresa di dare vita a personaggi a tutto tondo, caratterizzati da mille sfaccettature. Senza bisogno di spettacolarizzare la quotidianità, che è già abbastanza peculiare e non necessita di sottolineature di sorta.
La confezione cheap non tragga in inganno, Where a Good Man Goes è un prodotto elegante, anche se dev'essere costato poco o niente (probabilmente le briciole rimaste dal lauto budget di Running Out of Time). La cura formale prevede una colonna sonora con valore diegetico, che spesso e volentieri sostituisce le parole. E il fascino di una città come Macao, che paragonata alle mille luci di Hong Kong è un'oasi di tranquillità, un paesone dove tutti sanno tutto di tutti, è l'unica risposta plausibile al quesito di partenza. Dove va un brav'uomo, dopo mille peripezie, dopo anni di prigione e una vita spesa, male, tra bettole e locande di quart'ordine, se non a cercare un po' di silenzio per riposare in pace?

Hong Kong,  1999
Regia: Johnnie To
Soggetto: Wai Ka-fai
Sceneggiatura: Yau Nai Hoi
Cast: Lau Ching-wan, Ruby Wong, Lam Suet, Wayne Lai, Lam Wing-cheong

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