"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Why Me, Sweetie?!

Why Me, Sweetie?!Jingle Ma, con un budget limitato che gli permette di non oltrepassare troppo i limiti del suo ego, nel tentativo di non farsi dimenticare dal grande pubblico, organizza un sunto dei suoi grandi successi più immediati, unendo il giovanilismo sfrenato di Summer Holiday e la lacrima facile di Fly Me to Polaris. Why Me, Sweetie?!, love story a incastri tra un pasticcere donnaiolo e una spensierata studentessa di recitazione, è un elegante mix di sensazioni contrastanti: c'è l'allegria fracassona, quasi Stephen Chiau-esca - tanti i momenti surreali, affidati all'ottima spalla comica Tats Lau -, e c'è il rilassamento melodrammatico amplificato, come nei migliori casi del genere (dal classicissimo Love without End in avanti) dalla malattia di metà della coppia perfetta e dallo spirito di sacrificio (ben oltre egoismi e autolesionismi) dell'altra metà. Confezione più che mai aggiornata, ambientazione - non ci si deve stupire se stavolta è Pechino e non il Giappone: Jingle Ma dimostra di sapersi adattare ad ogni esigenza del momento - e personaggi ultra-trendy, leggerezza e spontaneità da divismo canto-pop applicato ai moderni risvolti del fandom usa e getta. Il surplus è la dinamica di coppia (i due paiono divertirsi per davvero, testimoniano in tal senso i ciak scartati sui titoli di coda) e la chimica straripante che unisce il disinvolto latin lover Louis Koo, che migliora la sua resa di film in film, e la sgraziata verve dell'irresistibile Cherrie Ying, oggidì pronta a fare le scarpe a tante colleghe à la Cecilia Cheung. Per una volta sceneggiatura sbilanciata (dalla parte del pubblico: meglio se adolescente e femminile), cinismo calcolato, incroci narrativi impossibili - l'idea valida, già adottata dal più profondo Stolen Love, è rivoltare Memento di Nolan in chiave rosa -, attori freschi messi lì per piacere, fotografia patinata, gag sdolcinate, clichés sentimentali - gli oggetti (i biscotti, il kleenex, le ali da angelo, il poster di Via col vento) con funzione nostalgico-catartica - e déjà-vu tragici (tra cui un riferimento in parallelo al mito greco di Amore e Psiche) non determinano una disastrosa operazione commerciale premeditata, ma un piacevole divertissement senza troppe pretese. L'assenza di star di primissima grandezza ha in parte vanificato gli sforzi del regista - che ancora si crede un autore e non il valido artigiano che è in realtà - e la posizione strategica nel periodo più favorevole del calendario della stagione cinematografica.

Hong Kong, 2003
Regia: Jingle Ma
Soggetto / Sceneggiatura: Susan Chan, Ivy Yung
Cast: Louis Koo, Cherrie Ying, Tats Lau

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