Young and Dangerous

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Young and DangerousNel 1996 non tutti si sono accorti della sua importanza, ma a qualche anno di distanza è innegabile che Young and Dangerous di Andrew Lau sia diventato una pietra miliare: grandissimo successo, forte influenza sui giovani, proliferazione di seguiti e imitazioni. Non è del tutto nuovo lo sguardo con cui il regista affronta l'argomento delle triadi e lo rinnova svecchiandone i temi. I cinque protagonisti sono giovani criminali, affascinanti e intelligenti, che cercano di farsi strada nel difficile mondo della mala. Attraverso omicidi e scontri - prevalentemente di massa - si palesano le difficoltà dei protagonisti. I ragazzi non sono ancora dei criminali patentati, ma dei giovani rebels without a cause in cerca di se stessi e in fuga da una società che ha riservato loro il suo lato peggiore. Solo nel prequel (ossia il sesto episodio) si avrà il modo di accertare ciò che era facile immaginare: alla base di tutto c'è la classica infanzia difficile, vissuta ai margini, con solitudini e problematiche adolescenziali portate all'estremo.
Oltre allo spaccato sociale, forse non del tutto preventivato, è molto viva la componente fiction, quella che nasce da un fumetto locale, Rascals di Cow Man e Dicky Yau, e che ne approfondisce i contenuti. Ai nuovi eroi sono richieste prestazioni e missioni da compiere (come nei videogiochi, per passare al livello successivo), dal primo iniziatico omicidio alla punizione di una balbuziente che ha rubato la macchina sbagliata. I nostri si applicano perché inconsciamente, come fossero a scuola, vogliono applicarsi con zelo e realizzare le proprie speranze. Il lato negativo è che la manovalanza, prima di fare carriera e di poter aspirare alla direzione dei lavori, deve soltanto ubbidire e stare zitta, dimostrando sì senso del dovere e capacità di stare al proprio posto, ma anche una fiducia cieca che, di per se stessa, è pericolosa. Le mani sbagliate di un teppista un po' più in alto di grado rischiano infatti di essere fatali. Ma il coraggio e l'onore, oltre al senso del sacrificio, elevano l'uomo sul gruppo e permettono ai quattro superstiti di scalare posizioni su posizioni.
Non potrebbero essere più differenti tra di loro, i cinque, e non potrebbero vivere in una società più variegata. Quello che moralmente è riconosciuto come capo, Choi Ho Nam, è taciturno, solido e saggio; il suo braccio destro, Chicken, pensa solo alle donne (alla fidanzata e a numerose prostitute) ma è il più cinico; gli altri tre sono un compendio dei primi, senza eccellenze e senza sbavature, destinati ad essere simpatici, poco importanti e complementari. Ben costruiti i personaggi che ruotano attorno, dal boss Bee - Frankie Ng, ex affiliato alle triadi, consulente sul set in materia mafiosa -, che insegna ai giovani come stare al mondo, alla nemesi Kwan - un istrionico Francis Ng -, passando per un prete dai modi spicci. Andrew Lau ha le idee ben chiare, sia a livello narrativo che per quanto riguarda lo stile. La sceneggiatura è molto semplice e segue con coerenza la via principale, deviando solo di rado per sentieri laterali e mantenendo sempre l'attenzione sull'obiettivo finale: la maturazione dei protagonisti e il loro passaggio all'età adulta. La riforma del noir passa anche attraverso l'innovazione della regia, ricca ma al tempo stesso misurata. L'origine è subito rivelata dai fotogrammi che trascolorano nel disegno. La macchina si muove molto e il regista si abbandona volentieri ad effetti ottici - step-framing, ralenti e flashback -, confermando il suo talento e le aspettative che su di lui si erano create.
I giovani fan della serie sono arrivati ai limiti dell'idolatria, portando nell'olimpo dello star system di Hong Kong tutti gli interpreti, comparse comprese, costringendoli a ripetere i loro ruoli all'infinito e imitandoli nel vestiario e nei modi di fare. Tale identificazione ha creato qualche imbarazzo, vista la natura criminale dei modelli, tanto che i successivi episodi saranno bollati come Cat. III proprio per evitare un'eccessiva diffusione di atteggiamenti poco educativi.

Hong Kong, 1996
Regia: Andrew Lau
Soggetto / Sceneggiatura: Manfred Wong
Cast: Ekin Cheng, Jordan Chan, Jerry Lamb, Francis Ng , Gigi Lai

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