Il beniamino del Far East: Pang Ho-cheung

Scritto da Pierre Hombrebueno. Postato in INTERVISTE

Pang Ho-cheungPang Ho-cheung è, con tutta probabilità, l’autore hongkonghese più amato e celebrato dal Far East Film Festival di Udine. Per farci capire: un paio d’anni fa la manifestazione friulana ha persino proiettato i primissimi cortometraggi amatoriali che il regista girò nella sua infanzia assieme ai fratelli più grandi; un trattamento, questo, che il FEFF non aveva mai riservato a nessuno. E come dargli torto: Pang Ho-cheung è definitivamente uno dei migliori talenti che possa offrirci oggi l’ex colonia britannica, un autore che ha sfornato un cult dietro l’altro fin dall’esordio You shoot, I shoot.
Oggi, 24 aprile 2010, è presente a Udine per la quinta volta per presentare la sua ultima fatica, Dream Home, probabilmente uno dei film più violenti e sadici mai usciti da Hong Kong.

Sono passati quasi 10 anni dal tuo esordio cinematografico. Come ti sei evoluto in tutto questo tempo?
Innanzitutto, dopo diversi film, mi sento un’artista molto più maturo e consapevole, ma un passaggio fondamentale è stato cimentarmi anche nella produzione. Sai, da regista hai la tendenza a curare solo la parte creativa della tua opera... come produttore invece, hai una visione più completa del film making, perché fai attenzione anche ai processi che stanno dietro la creazione, come per esempio la gestione del budget.

Da dove è nata l’idea di girare uno slasher sociale?
Penso che molti horror, anche se in maniera metaforica ed estrema, parlino comunque della società. Io ho voluto affrontare uno dei problemi maggiori per noi giovani di Hong Kong, ovvero i prezzi delle case. È molto difficile per un giovane riuscire a comprarsi una casa a Hong Kong. Ho voluto raccontare questa storia in chiave slasher perché è un territorio che non avevo mai esplorato prima. Sono una persona che odia ripetersi, non affronto mai lo stesso genere due volte, ed è per questo che è nata l'dea dello slasher.

Qualche regista horror a cui ti sei ispirato?
Sicuramente una delle fonti di maggior ispirazione è stato Non aprite quella porta di Tobe Hooper. Lui è uno dei miei registi preferiti, e quindi era inevitabile farsi influenzare dal suo capolavoro.

Com’è stato accolto il tuo film dalla censura hongkonghese?
Allora, la versione che avete visto qui a Udine è l’integrale. Purtroppo a Hong Kong verrà tagliato, e non ci sarà la morte della ragazza incinta e la scena del pene tagliuzzato. Ho anche discusso con quelli della censura, perché hanno voluto eliminare la scena del pene dicendo che è vietato mostrare organi genitali in erezione. io ho cercato di spiegargli che in verità non è eretto, perché è stato tagliato, e un pene tagliato non può essere in erezione!! Purtroppo però non mi hanno dato ascolto.

Ci puoi parlare invece dei problemi nati con l’altra produttrice, Josie Ho, che è anche l’interprete principale del film?
In verità è stato tutto un malinteso. Semplicemente, io e Josie non ci eravamo capiti... Le ho mandato una bozza preliminare della pellicola senza musiche ed effetti speciali, e lei ha pensato fosse la versione definitiva, ed è per questo che è nata tutta la polemica. Poi ci siamo chiariti immediatamente.

Comunque in questo film abbiamo una feroce donna assassina, in Exodus le donne che vogliono eliminare tutti gli uomini del mondo, in AV una pornostar che prende in giro il gruppo di protagonisti.. non è che sei un po’ misogino?
(Ride) No, assolutamente no, io amo le donne. Nel caso specifico di Dream Home, ho voluto una donna assassina per il semplice motivo che di uomini killer ne abbiamo già visti in abbondanza nella storia del cinema. Josie poi, appunto, è anche una delle produttrici, e ha voluto interpretare lei stessa la protagonista. Sai, i miei personaggi sono tutti un po’ dark, e dopo devi semplicemente decidere se farli interpretare da uomini o donne; usare le donne mi apre sempre nuove angolazioni d’idee.

Dream HomeAl contrario di diversi registi hongkonghesi, tu non sei uno che usa sempre gli stessi attori. L’eccezione è Derek Tsang, che ritroviamo praticamente in quasi tutti i tuoi film, anche in ruoli minori: è una sorta di porta fortuna?
Derek è un grande amico. E solitamente nei miei film lavora gratis, perché ne è anche sceneggiatore (ride), il che è ottima cosa quando il budget è particolarmente ridotto. Poi, si diverte molto sul set, è una persona molto buona.

Per quanto riguarda invece la tua attività di romanziere?
Un sacco di produttori mi chiedono di girare film tratti dai miei romanzi, però mi rifiuto sempre. È che ritengo un romanzo compiuto nello stesso momento in cui ne scrivo l'ultima pagina. L'opera è già tutta llì, non c'è bisogno di ritornarci sopra. Una volta finito il romanzo, non ci metto più mano. Poi se qualcun altro vuole trarci un film (come ha fatto Johnnie To con il mio Fulltime killer) ben venga.

Progetti futuri?
A Hong Kong il pubblico dei miei film è prevalentemente composto da giovani. E spesso mi chiedono: “Allora, quando potremo vedere un tuo film assieme alla nostra famiglia con mamma, papà e nipoti?”. Ed effettivamente, ho trattato sempre di tematiche inadatte ad un pubblico di massa che possa comprendere intere famiglie... e così la mia nuova pellicola sarà più soft, una commedia romantica ambientata in Cina.

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