"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Cecilia Cheung

Cecilia CheungCecilia Cheung è una delle stelle potenzialmente più luminose dell'intero panorama asiatico. Molto giovane, conosce il primo successo grazie ad uno spot pubblicitario, che le frutta diversi ingaggi come modella: piace molto al pubblico giovane il suo viso acqua e sapone, e la ricompensa sono numerosi premi a diversi concorsi di bellezza. Nel 1999 il grande salto al cinema, grazie a Stephen Chiau, che le offre un ruolo importante in King of Comedy. La neo-attrice risponde in maniera splendida, con un'interpretazione che alterna momenti buffi ad altri più melodrammatici, tanto che riesce a rubare letteralmente la scena alla più esperta Karen Mok. Attirata anche dal mondo della musica, prima come interprete di video-clip (è Julian Cheung a lanciarla definitivamente) poi come cantante (dove non si discosta molto dalla media del canto-pop), la Cheung nel giro di un anno si conferma come donna di spettacolo di primissima grandezza.
L'ex direttore della fotografia Jingle Ma la elegge a propria musa, ritagliandole un ruolo nella maggior parte dei propri film, senza però offrirle la possibilità di far vedere ciò di cui è davvero capace: nel brutto Fly Me to Polaris la affianca alla popstar Richie Ren e si limita a farla piangere dall'inizio alla fine; in Tokyo Raiders ne sfrutta male le doti relegandola in secondo piano; in Para Para Sakura ne saggia le capacità artistica facendola ballare e cantare con Aaron Kwok. Va un po' meglio con Andrew Lau, che la include in The Legend of Speed, ma in generale le parti che le vengono offerte non paiono troppo stimolanti. Ragazza della porta accanto (Everyday Is Valentine di Wong Jing, dove si innamora di Leon Lai), fidanzata ideale (nell'orribile pasticcio hi-tech Master Q 2001 di Herman Yau), crocerossina dal cuore d'oro (Help!!! di Johnnie To e Wai Ka-fai), Cecilia non vede grandi prospettive, almeno fino a Twelve Nights di Aubrey Lam, interessante tentativo di aggiornare il mélo intellettuale ai trend giovanili.
The Legend of Zu è il debutto nel cinema d'azione a base di digitale e grandi aspettative, ma il film di Tsui Hark è troppo legato agli effetti speciali e Cecilia, come quasi tutti gli attori, risulta un corpo estraneo. Ottima imprenditrice della sua immagine, la Cheung riesce a dividersi con grande intelligenza tra i diversi palcoscenici: una linea di abbigliamento, serate televisive, sfilate di moda, una serie di concerti e set cinematografici. Il suo nome arriva fino in Corea del Sud, dove viene invitata a partecipare all'accorato Failan, mélo locale che ha riscosso un buon successo di pubblico in tutto il Sud Est asiatico. In patria bissa con Wu Yen, farsa in costume dove condivide il set con le più affermate Anita Mui e Sammi Cheng. Tra un impegno e l'altro trova il tempo di omaggiare il suo scopritore Chiau comparendo per un breve cammeo, in abiti sportivi, in Shaolin Soccer.
Durante un galà di beneficenza l'attrice esce gravemente ferita da uno stunt riuscito male: la macchina dove era alloggiata si schianta al suolo dopo un lungo volo (avrebbe dovuto saltare cinque macchine e atterrare senza problemi). Dopo un lungo periodo di inattività torna alla ribaltà impegnandosi su diversi fronti contemporaneamente. In Cat and Mouse fatica a stare al passo di Andy Lau, che nella finzione è un messo imperiale incaricato di darle la caccia. Ritrova Ekin Cheng nel sorprendente Second Time Around, mélo-action-fantasy a base di viaggi temporali, paradossi e equivoci.
Riacquistato il posto di sua spettanza all'interno dello star system, l'attrice non si concede più soste, e a dispetto di una filmografia qualitativamente in calando riesce a imbroccare i copioni giusti al momento opportuno. E' una peccaminosa approfittatrice in Honesty di Wong Jing, molto più simpatico del previsto, ancora al fianco di Richie Ren; una bruttona trasformatasi in sexy predatrice in Sex and the Beauties; poliziotta alle prese con il destino e uno spogliarellista nel curioso mix di buddhismo e macabro grandguignolesco Running On Karma.
Ma è soprattutto, nell'intenso Lost in Time, una giovane vedova che, perso il compagno in un incidente stradale, si rimbocca le maniche e ne accudisce il pargolo neo-orfano. Il salto di livello è evidente, tanto che arrivano in un colpo solo diverse nomination e un Hong Kong Film Award come migliore attrice protagonista. A testimoniare che la ragazzina immatura è finalmente diventata una donna sagace, competente e consapevole dei propri mezzi.

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