Michelle Yeoh

Scritto da Stefano Locati. Postato in PROFILI

Michelle YeohNata nel 1962 a Ipoh, in Malesia, Michelle Yeoh è votata al movimento fin dalla più tenera età, prima come atleta (soprattutto nuotatrice), poi come ballerina. Studia danza alla Royal Academy of Dance di Londra, sognando per il futuro di partecipare a qualche balletto e di insegnare a sua volta danza; ma nel 1983, iscritta a sua insaputa dalla madre a un concorso di bellezza, è incoronata Miss Malesia, allettante trampolino di lancio per il mondo dello spettacolo hongkonghese. Dopo aver girato uno spot insieme a Jackie Chan, firma un contratto con la nascente D&B di Dickson Poon e Sammo Hung, che in breve tempo la catapulta in ruoli da protagonista. The Owl and Dumbo la vede in una parte marginale e stereotipata, ma è l'occasione per vedere da dietro le quinte gli spericolati stunt messi in scena da Sammo Hung e compagni, ai quali si appassiona. Allenandosi duramente, giunge preparata alla prova dei fatti per Yes, Madam, del 1985, e Royal Warriors, del 1986. I due film - buoni incassi, apripista del subgenere donne con pistole - hanno poca storia, un montaggio serrato e discrete coreografie opera di Corey Yuen e Mang Hoi, elementi sufficienti a iscriverla nel firmamento delle icone marziali. Tenace e caparbia, Yeoh si lancia a capofitto in tutti gli scontri, con movimenti fluidi e sulle labbra un imprevedibile, beffardo sorriso a stemperare la violenza. Durante Magnificent Warriors, in cui ritorna a lavorare con David Chung (regista di Royal Warriors), pellicola debitrice a Indiana Jones per il registro altalenante tra avventura e commedia, si ferisce a una gamba ed è costretta a prendere parte a un film più tranquillo e sicuramente meno riuscito, Easy Money. Il primo periodo della sua carriera si conclude però per altri motivi, nella forma di un matrimonio col suo giovane mecenate, Dickson Poon, che la preferisce a casa e ospite invidiata agli eventi mondani. Il periodo coniugale non è comunque tra i più felici, e dopo tre anni e un divorzio l'attrice è pronta al grande rientro sulle scene. Sarà d'ora in poi accorta nel scegliersi le parti e nel costruire le basi di un successo stabile, dimostrando un'invidiabile abilità imprenditoriale, oltre alla solita verve. Police Story III Supercop, terza fatica di Jackie Chan quale poliziotto funambolo nella moderna Hong Kong, si rivela un successo formidabile (miglior incasso dell'anno in patria), con eco duratura tra i fan. Michelle Yeoh riesce in effetti a rubare in più d'una occasione la scena alla star dello show, dimostrando un carisma inusuale per un film d'azione di poche pretese emotive. Da qui in poi è un crescendo: The Tai-Chi Master la vede al fianco di Jet Li, Heroic Trio ed Executioners di Anita Mui e Maggie Cheung. Project S, sorta di spin off del film con Jackie Chan, la vede per la prima volta protagonista assoluta, ma ha una storiella debole e poche idee a sostenerlo, mentre Holy Weapon e Wonder Seven, pur nella loro caotica e vertiginosa incompiutezza, contribuiscono a diffondere il suo nome. Con otto film in due anni e l'acuirsi di un vecchio problema alla schiena, Michelle ha bisogno di una pausa: peccato che proprio durante le vacanze sulla neve si rompa i legamenti di una gamba, sottoponendosi a un intervento chirurgico. Il peggio deve in ogni caso ancora venire: nel 1995, durante le riprese di Ah Kam, Michelle calcola male i tempi di uno stunt e cade di testa da altezze vertiginose. Si teme il peggio, ma fortunosamente se la cava con alcune lesioni minori e tre settimane d'ospedale. Nel film di Ann Hui, l'attrice malese ha per la prima volta modo di mettersi alla prova in un ruolo drammatico, descrivendo con pochi tratti essenziali il suo personaggio, destino vuole proprio una stunt-woman. Forse proprio a causa della sequela di incidenti, il progetto successivo non include scene d'azione. The Soong Sisters è un controverso ma intenso ritratto della Cina repubblicana pre-rivoluzionaria, architettato da Mabel Cheung e Alex Law. Michelle Yeoh regala un'interpretazione defilata, in sottrazione, eppure toccante, dimostrando di avere della stoffa anche come attrice tout-court (non a caso giunge la nomination quale migliore attrice non protagonista agli Hong Kong Film Award). Nel frattempo il vecchio film con Jackie Chan è doppiato in inglese e lanciato sul mercato statunitense, e anche se non è propriamente un successo, permette a Michelle Yeoh di sbarcare a Hollywood per barcamenarsi nel mondo di 007. Tomorrow Never Dies e soprattutto Crouching Tiger, Hidden Dragon la accreditano così come l'unica vera donna d'azione attualmente in attività. Le cose iniziano però a incrinarsi: la sovraesposizione mediatica del film di Ang Lee permette a Michelle Yeoh di fare il grande salto e diventare produttrice di sé stessa, tanto che nella primavera del 2000 fonda la sua casa di produzione, la Mythical Films: i primi passi non sono però granché promettenti. The Touch è un pasticcio ineguale che punta al mercato internazionale, ma si arena nella noia. Silver Hawk è persino peggio, dimostrando solo la simpatia dell'attrice (talvolta istrionica tra i suoi cocciuti sorrisi, tutt'altro che finti o manierati), in una selva snervante di rivolgimenti anti-climatici. È da vedere se con l'annunciato progetto in costume Hua Mulan, Michelle Yeoh riuscirà a correggere il tiro. Intanto, scorrendo la sua carriera, è impossibile non notare un paradosso avvincente. Da un lato la risibile qualità di molti dei film a cui ha partecipato: dall'altro lo status di icona - d'azione, ma non solo - raggiunto nel tempo. Un paradosso entro il quale Michelle ha saputo muoversi con scaltrezza e innocenza; l'unico rimpianto è che fino ad oggi non abbia sfruttato sino in fondo la capacità scenica di cui è senza dubbio dotata.

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