"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Shu Qi

Shu QiQuello di Shu Qi (è un nome d'arte, spesso si trova nella versione mandarina Hsu Chi, si pronuncia Shoo Kay; da non confondersi con il quasi omonimo regista Shu Kei) è uno dei volti più popolari a Hong Kong. Ma non solo, visto che anche in Giappone, Corea ed Europa il pubblico la adora, senze mezze misure (è l'attrice asiatica con più siti internet dedicati). Nasce a Taipei nel 1976, ha un sogno nel cassetto - fare la modella, ma è troppo bassa -, fugge a Hong Kong all'insaputa della famiglia e posa nuda per un photo-book, Hsu Chi Hsieh Hengji (The Real Hsu Chi), che non passa inosservato. La scrittura Manfred Wong, che ne costruisce la carriera, partendo dal basso (ma includendola al momento opportuno in due episodi della fortunata serie Young and Dangerous). Nei sei mesi iniziali gira sei film: i primi passi sono all'insegna del softcore (Sex & Zen II, la teen-comedy Growing Up), prima che la sua immagine di ragazza ribelle sia messa nel cassetto.
In Viva Erotica di Derek Yee, un film d'autore ironico nei confronti dei film Cat. III, si prende in giro e porta a casa diversi premi (due Hong Kong Film Award, best newcomer e best supporting actress, oltre al prestigioso Golden Horse). La attendono una serie di commedie giovanili (Love, Amoeba Style, L...o...v...e... Love, When I Look Upon the Stars), la migliore della quali è lo splendido Love Is not a Game, but a Joke, cui segue il definitivo lancio nel circuito mainstream: tra gli ultimi successi The Storm Riders di Andrew Lau e Gorgeous con Jackie Chan. Oggi, con quasi 50 pellicole all'attivo in poco più di un lustro, Shu Qi non ha molte rivali. E' arrivata a farsi dirigere da grandi autori come Stanley Kwan (The Island Tales), Mabel Cheung (City of Glass), Ann Hui (nel purtroppo irrisolto Visible Secret), Hou Hsiao-hsien (Millenium Mambo) e i fratelli Pang (The Eye 2), gira numerosi spot in Giappone - «E' un posto meno caotico di Hong Kong, sto studiando la lingua, vorrei trasferirmi lì in pianta stabile» -, ma non è ancora riuscita a incontrare di persona il suo idolo, Chow Yun Fat.
Molti registi però non apprezzano la sua aria troppo sofisticata (la regista Aubrey Lam le ha preferito Cecilia Cheung per Twelve Nights, lo stesso ha fatto Tsui Hark per The Legend of Zu): «Tanta gente parla senza motivi, dovrebbero chiamarmi e provare a lavorare con me, capirebbero che non mi do' troppe arie. Odio essere giudicata da chi non mi conosce». Da sola, grazie a simpatia, bellezza e charme, nobilita pellicole di spessore non trascendentale come Love Me, Love My Money, Haunted Office, For Bad Boys Only o Beijing Rocks.
Tratti tipici: il fisico esile ma sensuale, un viso scavato in cui spiccano le labbra carnose e la fronte ampia, la vocetta stridula facilmente riconoscibile. Shu è una lavoratrice indefessa e non conosce sosta - «Posso ancora migliorare molto, mi sento come la pietra grezza che sta per diventare giada. Mi piace imparare dai bravi registi» -, conscia probabilmente del fatto che la maggior parte delle attrici qui si ritira verso i trent'anni, alle soglie del matrimonio (cosa che lei ha giurato di non fare). Non ha mai nascosto il suo disamore nei riguardi della stampa locale - «Non sopporto i giornalisti di Hong Kong, pensano solo agli scandali e non alla verità» - lascia trapelare poco della sua vita privata (è fidanzata con il cantante-attore Leon Lai), e rivela che le piace molto farsi fotografare («In fondo è il mio lavoro, anche agli inizi, quando mi chiedevano solo il nudo, non è mai stato un problema»).
Ma ancora oggi non è del tutto soddisfatta della sua immagine e dell'uso che di lei fanno registi e produttori: «I film che faccio non mi piacciono granché, le mie interpretazioni migliori non le avete ancora mai viste, sono state tutte tagliate! Vorrei non essere costretta a fare solo lavori commerciali, mi piacerebbe prendere parte a film più artistici, di maggior spessore». E se all'inizio sembrava la solita storia della sconosciuta taiwanese pronta a tutto in cerca di gloria facile a Hong Kong, oggi nessuno dubita più del suo talento e delle sue reali capacità.

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