Wilson Yip

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in PROFILI

Wilson YipPochi illuminati avrebbero potuto scommettere che un regista, presentatosi dietro la macchina con modeste pellicole come Daze Raper, Midnight Zone o Teaching Sucks!, potesse essere dotato di un così grande talento. L'ingresso nel mondo del cinema avviene nel più classico dei modi, facendo tanta gavetta alle spalle di nomi più noti. Dopo essersi diviso tra vari ruoli, soprattutto aiuto regista e sceneggiatore (firma anche una porcheria come Hong Kong Showgirls), la grande occasione arriva con 01:00 A.M., horror comico a episodi. Il film è affidato a Andy Chin, il quale è però occupato su un altro set e Wilson Yip, suo assistente, coglie al volo la possibilità di dirigere due dei tre episodi che compongono la pellicola. Il film incassa bene ma a Hong Kong non è il momento giusto per essere creativi e le prospettive per un regista che voglia osare sono pochine. Bisogna aspettare il 1996, un anno fortunato per il cinema cantonese: Andrew Lau centra il bersaglio con Young and Dangerous, rinnovando profondamente il genere poliziesco in crisi di idee e di personaggi. Piacciono molto i suoi giovani protagonisti, criminali emergenti tremendamente cool, tanto che subito fioriscono le imitazioni. Mongkok Story è molto più di un tentativo di guadagnare i favori del pubblico, è un'opera molto personale per come smitizza il mondo delle triadi rovesciandone i valori e portando alla luce una versione diversa dei fatti. Allo stesso modo del coevo Once Upon a Time in Triad Society di Cha Chuen-yee, l'attenzione è focalizzata sulle basi della malavita e ne mette in discussione l'onore, il successo, la fedeltà e i soldi incensati nel modello originale. Wilson Yip narra tutte le bassezze, i compromessi e i tradimenti che portano a maturare in fretta fino a rendersi conto che tra miti metropolitani e realtà c'è un abisso incolmabile. Adattarsi a tutti i generi è una virtù, e la storia non è diversa per Yip, che con Bio Zombie torna all'horror comico e lo personalizza guardando a George Romero e a Peter Jackson. La trama è essenziale, gli effetti gore l'unica vera spesa del budget, ma questa storia di un gruppo di persone imprigionate in un centro commerciale popolato da morti viventi (già sentito?), diverte nei momenti leggeri e mantiene alta la concentrazione in quelli più tesi. La svolta con Bullets Over Summer ha del clamoroso. Quello che apparentemente parte come il solito action movie stereotipato è in realtà uno dei noir più riusciti dell'ultimo lustro. Due poliziotti, profondamente diversi per carattere, sono costretti a piantonare un criminale nell'appartamento di una anziana signora. Comincia il dramma di Brian, ingenuo e poco responsabile, che si innamora della sorella di un collega, e di Mike (un magistrale Francis Ng), che scopre la sua sensibilità con la loro ospite (interpretata splendidamente da Law Lan, trionfatrice per questo ruolo agli Oscar cinesi come miglior non protagonista) e con la proprietaria di una lavanderia, incinta, abbandonata dal suo uomo. Il successivo Juliet in Love conferma la bravura di Yip nel giocare con i sentimenti dei suoi protagonisti, ancora Francis Ng, sempre più convincente, affiancato da una straordinaria Sandra Ng. A prima vista una storia semplice: il difficile rapporto, un amore costantemente represso, tra un criminale di mezza tacca e una donna segnata dalla vita, costretti a convivere per accudire, per un settimana, il neonato figlio di un boss delle triadi cui lui deve dei soldi. L'ironia che permea la pellicola e il senso di impossibilità che evita al lieto fine di rovinare il melò sono quanto di più sentito si sia visto sugli schermi di recente. Yip preferisce lavorare su coppie di antieroi costruiti in antitesi, mettendo in discussione quanto il cinema ha già detto sui generi e rovesciandone le prospettive. E percorrendo piani emotivamente paralleli che gli permettano di ibridare e di contaminare con diversi toni le sue storie. Che sono fondamentalmente amare e ordinarie, e si affidano all'usualità degli argomenti trattati per coinvolgere lo spettatore e diventare extra-ordinarie. Ovviamente un cinema in crisi di pubblico non può permettersi un regista che non incassa, anche se i festival (Toronto, Berlino, Montreal) e la critica lo tengono in grande considerazione. Il recente Skyline Cruisers, versione cinese del kolossal Mission: Impossible 2 (regia di John Woo, e nonostante le citazioni da Once a Thief non è lo scontro tra due generazioni) è un evidente passo indietro. Svogliata e poco ispirata, la pellicola, per una volta sostenuta da un budget dignitoso, è salvata solo dal grande ritmo della regia. Gli spettatori hanno ovviamente risposto in massa. A sorpresa hanno invece disertato la prova successiva di Yip, 2002, strana commistione di sci-fi, noir e arti marziali, che si diverte a seminare citazioni più o meno colte e deve purtroppo cedere a un lieto fine di maniera. Con Dry Wood Fierce Fire Wilson, ormai trasformatosi in esecutore affidabile per progetti medio-alti - discorso che a maggior ragione piò essere esteso per il mélo su commissione Leaving Me, Loving You -, incontra la verve dell'attrice del momento, Miriam Yeung, e si mette al suo servizio. Dopo tanti film d'azione, il regista si cimenta con la commedia, ma l'impressione rimane quella di un autore alla deriva e di un artigiano ritrovato.

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