Yeung Fan

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in PROFILI

Yeung FanStarlette taiwanese, citata a volte come Yang Fan o Yonfan (da non confondere assolutamente con il quasi omonimo regista), scoperta dal solito Wong Jing, che la scrittura in fretta e furia per un breve ruolo sexy in Raped by an Angel 2: The Uniform Fan (è l'infermiera fidanzata del maniaco stupratore). Modella, attrice televisiva, conosce un momentaneo successo grazie ad alcuni album fotografici che ne svelano le grazie, uno dei quali in coabitazione con la connazionale Shu Qi, alla quale in un primo momento è spesso paragonata. Partecipa a diversi Cat. III, in quasi tutti si mette in luce nonostante lo scarso minutaggio per la sua facilità a spogliarsi e a prestarsi per ruolo scomodi. In The Untold Story II è la moglie adultera (e ninfomane) di un macellaio in crisi; in Chinese Erotic Ghost Story un fantasma erotomane, in Raped by an Angel 4: The Raper's Union un'attricetta seviziata dai maniaci di turno.
Dopo averla vista, sempre senza veli, in scene molto più esplicite della norma in A Chinese Torture Chamber Story II, l'astuto Lee Siu-kei - che già l'aveva voluta, ovviamente svestita, come vittima sacrificale nell'incipit di House of the Damned - ne intuisce il potenziale erotico e la lancia come protagonista assoluta in un low budget girato in fretta e furia, Indecent Woman, brutto thriller, volgare e senza emozioni (girato come The Untold Story in flashback, con il mostro che racconta le sue imprese): Yeung vi interpreta una moglie assassina che dopo aver fatto fuori mezzo quartiere si invaghisce di un vicino di casa fino a rimanerne ossessionata. Sul set di Deadly Camp di Bowie Lau si scontra con il co-protagonista Anthony Wong, reo, a detta dell'attrice, di aver allungato troppo le mani durante una scena piccante.
Nello stesso periodo Yeung è al centro di un altro scandalo, annunciando di essere stata messa incinta dal presentatore Kenneth Tsang. Presumibilmente a causa di queste voci e della cattiva fama che ne deriva viene presto ostracizzata dall'industria: dopo il poverissimo Empress Wu, ennesimo soft-core in costume a tinte forti, trova una scrittura televisiva nell'omonima serie, partecipa alle prime puntate e poi rinuncia. Senza più grandi possibilità di lavoro ritorna in patria e si ritira, senza lasciare tracce di sé, magari accasata, come tante colleghe, al riccone di turno.
Attrice dalle possibilità d'impiego limitate, senza particolare talento - ma nonostante tutto con la sufficiente dose di ironia per giocare maliziosamente con lo spettatore -, evidentemente destinata a breve carriera, cavalca l'onda del momento e rimane in auge finché il pubblico è incuriosito dalla sua bellezza e dalla promessa, mantenuta, di mettere in mostra tutto il mostrabile.

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