[Cineforum] A Touch of Hong Kong: il cinema di fine secolo

Scritto da Stefano Locati. Postato in RIVISTE

Anticipando di qualche mese il praticamente coevo speciale di Segno Cinema, Cineforum ha il merito di ospitare e organizzare la prima raccolta veramente organica di articoli sul moderno cinema di Hong Kong, in un esame critico accurato e competente che introduce nelle sue linee generali non solo a un genere o a un autore, ma a tutte le strade battute dall'industria della iperattiva città-stato.
In quasi quaranta pagine ricche di foto (qualcuna anche a colori), trovano posto una serie di articoli in grado di analizzare la situazione nel suo insieme, di fornire le coordinate necessarie per poi iniziare a muoversi autonomamemente. Si parte con "La speciale identità maturata negli anni '80" di Alberto Barbera, in cui si spiega la genesi e l'importanza della new wave dell'inizio degli anni '80 per i futuri fasti di questa cinematografia. Si prosegue con "Spade e kung fu, pistole e fantasmi" di Giona A. Nazzaro, vero centro nevralgico dello speciale, che ha il compito non facile di sintetizzare autori, stili ed influenze in un discorso continuativo, con il merito di coniugare esame critico e divertenti citazioni o aneddoti. Sempre a cura di Nazzaro c'è poi un articolo che celebra la Golden Harvest di Raymond Chow, narrando i retroscena della sua fuga dagli studi di Run Run Shaw, mentre ad opera di Federico Chiacchiari si arriva a parlare dell'allora imminente futuro e dei destini probabili della colonia britannica in "1997: fuga da Hong Kong?". Dopo questo antipasto teorico, eccoci quindi all'esame più specifico di una serie di film (più di 40), suddivisi per genere, con schede tecniche, sinossi e voloce commento. Completa lo speciale una carrellata su registi, attori ed attrici e una introduzione ai diversi generi.
In definitiva, assolutamente da avere, soprattutto come prima introduzione al cinema di Hong Kong.

Numero: 352
Periodo: Marzo 1996
Autori: Alberto Barbera, Giona A. Nazzaro, Federico Chiacchiari, Andrea Tagliacozzo
Lingua: Italiano
Formato: Brossurato
Foto: B/N / Colore
Pagine: 96
Prezzo: L. 12.000

[Nickelodeon] Far East Film V

Scritto da Stefano Locati. Postato in RIVISTE

Anche quest'anno il catalogo del quinto Far East Film è occasione unica per uno scorcio cinematografico sul sud est asiatico. Si parte con il meritorio omaggio ad Alberto Farassino e Leslie Cheung, per inoltrarsi nel problema che ha tenuto banco in primavera; l'epidemia di Sars e i suoi strascichi nell'industria dell'intrattenimento. Il compito di trarre la difficile morale tocca alle introduzioni del Centro Espressioni Cinematografiche e di Stephen Cremin. Si prosegue secondo lo schema ormai consolidato: prima parte occupata da articoli e interviste d'approfondimento, seconda con le schede dei 52 film presenti (da 7 nazioni, anche se Taiwan, Filippine, Singapore e Thailandia partecipano con una sola pellicola). Confermato anche l'ordine degli interventi e dei critici. Tim Youngs e Ryan Law dissezionano il botteghino hongkonghese: se il primo cerca di tracciare un quadro generale, guardando alle tematiche emerse (in particolare la vena nostalgica verso i decenni passati), il secondo approfondisce il tema degli incassi - traballanti nella maggior parte dei casi. Completano il quadro le interviste a un veterano (anche del festival) come Johnnie To, e a Riley Yip, Herman Yau, Sam Leong. Novità gradita l'intervento di Law Kar, una cronistoria (articolata, ma inevitabilmente veloce, causa spazio) della nascita di un genere, il wuxiapian, tramite il successo di The One-Armed Swordsman, presentato come film di chiusura - omaggio alle ristampe degli Shaw Brothers in dvd.
Maria Barbieri e Maria Ruggeri riflettono sul cinema cinese, tra economie a due velocità, le solite difficoltà produttive e barlumi non sempre così sorprendenti - con un occhio di riguardo verso gli esordienti (o quasi). Interviste all'attrice (ora regista) Xu Jinglei e all'emergente Ma Xiaoying. Mark Schilling, che disquisisce e intervista il deliziosamente strampalato Ishii Teruo, appronta una carrellata sul cinema giapponese, in affanno dopo il successo di Spirited Away l'anno precedente. Com'è tradizione, la Corea del Sud è territorio di Darcy Paquet, in un esame dei principali filoni (dall'action, per la verità di poco successo, alla nostalgia - ancora! - per gli anni '80). Inciso di Ryan Law sul successo dei serial coreani a Hong Kong e coda di Paquet sulla retrospettiva di sette film appartenenti alla Golden Age degli anni '60. Infine, report dai confini: Noel Vera ci tiene aggiornati sulle Filippine, Yvonne Ng Uhde e Jan Uhde su Singapore, Anchalee Chaiworaporn sulla Thailandia - mentre Elsa Yang fa il suo ingresso parlando di Taiwan.

Numero: 104 / 105
Periodo: Aprile 2003
Autori: AA. VV.
Lingua: Italiano / Inglese
Formato: Brossurato
Foto: B/N / Colore
Pagine: 152
Prezzo: € 15

[Nickelodeon] Far East Film VI

Scritto da Stefano Locati. Postato in RIVISTE

Il modello consolidato nei sei anni passati non muta radicalmente, ma si evolve. Il catalogo del Far East Film festival - con articoli sui singoli paesi (Hong Kong, Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Singapore, Thailandia) e le schede critiche dei film presentati nella rassegna (56 in tutto) - permette di dare uno sguardo d'insieme alle diverse cinematografie est asiatiche, per farsi un'idea di quanto è stato prodotto: a mutare è l'attenzione e la varietà dedicata ai differenti argomenti. Mentre nelle edizioni passate c'era spazio per un esiguo numero di articoli-a-nazione, quest'anno si cerca di fare luce sulle numerose produzioni locali con articoli che si occupino di diversi aspetti (valga d'esempio la disanima di Ryan Law sui film coreani tratti da internet), senza dimenticare la consuetudine di interviste di presentazione (dall'ormai padrino putativo Johnnie To ai due ospiti d'onore Zhang Yuan e Ichikawa Jun, dall'irriverente Edmond Pang e dalla consapevole Barbara Wong fino al cinese Xie Dong e al produttore giapponese Kameyama Chihiro). Una riserva di letture che, se da un lato ha il limite di essere un palinsesto introduttivo, e non un'approfondita discussione critica, dall'altro ha il pregio di offrire uno sguardo d'insieme imprescindibile, senza il quale sarebbe difficile tenere d'occhio le tendenze, le mode e il mercato di così tante interessanti riserve di buon cinema. In chiusura, una doverosa pagina (scritta da Alberto Pezzotta) è dedicata alla memoria di Anita Mui.

Numero: 108 / 109
Periodo: Aprile 2004
Autori: AA. VV.
Lingua: Italiano / Inglese
Formato: Brossurato
Foto: Colore
Pagine: 152
Prezzo: € 20

[Filmcritica] Too Many Ways to Be No. 1

Scritto da Nicola La Cecilia. Postato in RIVISTE

Il fulcro centrale dell'articolo è, come espresso inequivocabilmente dal titolo, il film di Wai Ka-fai Too Many Ways to Be No. 1, ma, prima di iniziare a parlarne, Alberto Pezzotta traccia in breve le linee evolutive della cinematografia di Hong Kong a partire dal lavoro fondamentale di King Hu e Chang Cheh, passando per i registi del kung fu comico (Liu Chia Liang, Sammo Hung e Jackie Chan), per arrivare a Wong Kar-wai. Poche frasi per tratteggiare sapientemente 25 anni di cinema hongkonghese, attraverso l'evoluzione delle tecniche di montaggio usate dai registi succitati; ovviamente le tecniche vengono analizzate sempre in rapporto alla produzione di senso, che i registi, attraverso i loro film, finiscono col produrre. Ancora un breve passaggio per delineare la situazione interlocutoria in cui Hong Kong è venuta a trovarsi dopo il ritorno sotto la giurisdizione cinese (pur godendo temporaneamente di uno statuto speciale) ed ecco che si passa a Too Many Ways to Be No. 1, film che rappresenta per Pezzotta la tabula rasa, che azzera tutto ciò che cinematograficamente è stato fatto finora a Hong Kong.
Il titolo del film ironizza su quelle pellicole hongkonghesi etichettate come film sui gangster e prende di mira, ridicolizzandoli in modo cinico, tutta una serie di stereotipi, che questo genere fino ad ora ha rispettato. La trama del film inoltre non è lineare, ma suddivisa in due blocchi distinti, che corrispondono ai due destini alternativi che aspettano il protagonista, hongkonghese, prima in Cina e poi a Taiwan. Ma ciò che rende davvero nuovo questo film è il linguaggio adottato da Wai Ka-fai: il piano-sequenza unito al grandangolo; la loro combinazione dà luogo a un film unico e probabilmente irripetibile, che sembra ripensare i modi abituali di percezione della realtà, organizzando un sistema espressivo che non rimane fine a se stesso, [...] ma è ricco emotivamente e denso di significati. Ultime considerazioni sui registi di Hong Kong, i quali, molto velocemente e in tempo reale, hanno sempre saputo modificare o reinventare gli strumenti necessari alla messa in scena, ferma restando l'adesione a un cinema di genere, cosa che purtroppo gli americani hanno ormai disimparato, non essendo più in grado di usare il genere, come strumento per afferrare la realtà.
Grande merito va a Pezzotta per essere riuscito a tratteggiare sinteticamente, nell'esiguo spazio a disposizione, la maggior parte delle riflessioni contenute nel libro che di lì a poco pubblicherà (Tutto il cinema di Hong Kong), la cui la struttura e il dipanarsi delle argomentazioni hanno numerosi punti di contatto con l'articolo in oggetto.

Numero: 488
Periodo: 1998
Autori: Alberto Pezzotta
Lingua: Italiano
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Pagine: 
Prezzo:

[Nickelodeon] Far East Film IV

Scritto da Stefano Locati. Postato in RIVISTE

L'appuntamento annuale con il catalogo del Far East Film festival sta diventando un'occasione imperdibile per fare il punto della situazione sul cinema asiatico della stagione precedente. Da quando il Centro Espressioni Cinematografiche ha meritoriamente deciso di allargare la manifestazione a tutto il cinema orientale, i saggi presenti nel catalogo sono infatti un'opportunità unica. Quest'anno di particolare interesse risulta il saggio di Anchalee Chaiworaporn sulla situazione thailandese, un'industria ancora piccola ma in costante crescita, che nel 2001 ha riservato diverse sorprese. Se il cinema filippino (saggio di Noel Vera) e quello di Singapore (articolo a quattro mani di Yvonne e Jan Uhde) presentano una battuta d'arresto, maggiore interesse ha suscitato la Corea del Sud (a cura dell'instancabile Darcy Paquet), vera stella (ri)nascente del cinema mondiale, che nelle passate stagioni ha saputo coniugare cinema popolare e d'autore, partecipando a festival e al contempo gareggiando alla pari con i blockbuster americani. La situazione in Cina è sempre ambigua (nelle parole di Maria Ruggieri); segni di novità iniziano a intravedersi, ma bisognerà attendere che gli indipendenti si stabilizzino e che alcuni nodi (distribuzione e censura in primis) vengano risolti. Intanto contano idee nuove e i bassissimi budget richiesti. Il Giappone, come sempre, fa storia a sé. Mark Shilling disseziona la stagione passata tra i successi da botteghino e le pellicole di qualità. Il pianeta Hong Kong, suddiviso in due saggi di Tim Youngs e Ryan Law, fotografa una realtà in mutamento in cerca di un obbiettivo: tornano a salire gli incassi, ma rimane il problema di un cinema ancora in cerca di se stesso.
Di contorno, le solite interviste: si passa da Joe Ma, di ritorno a Udine per il secondo anno di fila, Sandra Ng, la scoperta Soi Cheang e il punto della situazione con la coppia Johnnie To/Wai Ka-fai. Per quanto riguarda le retrospettive, oltre all'intervista con Patrick Leung (proiettati tutti i suoi film), si è dato spazio al cinema di animazione cinese (una retrospettiva dalla seconda guerra mondiale ad oggi) - con anche un confronto con l'animazione giapponese - e al largamente sconosciuto mondo dei pinku eiga giapponesi.
Naturalmente rimangono le dettagliate schede di ogni film presente (quest'anno si arriva a 73!), con relativi crediti. Unica nota dolente in un panorama altrimenti perfetto, l'eclatante aumento di prezzo, più che raddoppiato rispetto all'anno scorso (si passa dalle diecimila vecchie lire agli attuali dodici euro).

Numero: 99 / 100
Periodo: Aprile 2002
Autori: AA. VV.
Lingua: Italiano / Inglese
Formato: Brossurato
Foto: B/N / Colore
Pagine: 144
Prezzo: € 12

[Duel] Terremoto a Hollywood

Scritto da Stefano Locati. Postato in RIVISTE

Intervista a Jackie Chan curata da Daniela Catelli di una pagina - nello solito stile di Duel, quindi più una sorta di Jackie Chan pensiero che un vero e proprio botta e risposta - risalente a quando l'attore / regista si apprestava a (ri)sbarcare negli Stati Uniti sull'onda del successo di film come Rumble in the Bronx. I temi trattati sono soprattutto la difficoltà di lavorare in America (le incomprensioni con le maestranze locali, ad esempio non abituate alla velocità con cui colpiva le comparse), il rapporto con gli stunt e qualche tratto di vita privata (pare che il tempo che non passa sul set sia dedicato a visionare vecchi film - da Bud Spencer a Terence Hill fino a Belmondo e i vecchi classici del muto - o nella sala montaggio).

Numero: 44 / 45
Periodo: Dicembre 1996
Autori: a cura di Daniela Catelli
Lingua: Italiano
Formato: Spillato
Foto: B/N / Colore
Pagine: 64
Prezzo: L. 7.000

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