Introduzione
di Matteo Di Giulio

Naked KillerUdine, come ogni anno da qualche tempo a questa parte, fiorisce in primavera grazie al Far East Film Festival. Alla recente edizione del 2001 (20-28 aprile) è dedicato questo primo speciale di Ashes of Time. Inutile dire che non poteva presentarsi un'occasione migliore per l'inaugurazione del nostro trimestrale.
Il festival di Udine è cresciuto progressivamente e ormai ha raggiunto un'importanza notevole. Per quanto riguarda il cinema orientale è senza dubbio la prima manifestazione europea ed è tra le prime del mondo, sulla scia dell'Hong Kong International Film Festival cui si ispira. La sua fama crescente è dimostrata dal grande numero di visitatori, di accreditati e di ospiti.
Quest'anno, tra i tanti, abbiamo avuto il piacere di conoscere una delle più importanti figure del cinema di Hong Kong, quel Wong Jing tanto amato dal pubblico quanto poco apprezzato dalla critica. Comunque una figura importante, una colonna portante del cinema orientale contemporaneo, grazie ad un curriculum che, tra produzioni, sceneggiature e regie, comprende oltre cento film. Giusto dedicargli una personale, ma ancora più giusto sarebbe probabilmente stato omaggiarlo con una selezione di pellicole quantitativamente e qualitativamente più consistente. Perché infatti, accanto al celebrato Naked Killer (di cui è Jing è produttore, regia di Clarence Fok) e al buon A True Mob Story (1996), limitarsi a proporre solo l'ultimo Crying Heart, senza includere film interessanti come Return to a Better Tomorrow, Last Hero in China o qualche episodio della serie God of Gamblers? Rimanendo sulle retrospettive, la più apprezzata dal pubblico è stata senza dubbio quella riferita al giovane Wilson Yip, anche lui presente. Anche in questo caso solo tre pellicole, ma di qualità altissima: Bullets Over Summer, Juliet in Love e Skyline Cruisers hanno ricevuto applausi a scena aperta. L'ultima, ma non meno importante, indagine, coinvolgeva un personaggio che ha fatto la storia del gongfupian, Bruce Lee. Un documentario, Bruce Lee: A Warrior's Journey di John Little, un film restaurato, The Kid (1950, qui Bruce ha solo 10 anni), e una mostra fotografica celebrano il suo talento e la sua grande tecnica nelle arti marziali.
Il programma è stato altrettanto ricco, con un cartellone che comprendeva film da ogni dove. Hong Kong (compresa la prima mondiale del nuovo lavoro di Herman Yau) anche quest'anno ha fatto la parte del leone (ma la crisi si sente, eccome!), ma Sud Corea e Giappone hanno dimostrato di possedere un background artistico altrettanto ricco. Ancora indietro, ma solo numericamente, Cina (e Shangai), Singapore, Tailandia e Filippine, queste ultime al loro debutto a Udine. Gli incontri pomeridiani con gli ospiti (da Hong Kong c'erano anche il produttore-regista Joe Ma, lo sceneggiatore Chan Hing-kar, la produttice Amy Chin, la giovane attrice Ai Jing, i registi Dante Lam e Herman Yau oltre alla bella Karen Mok).
Al di là comunque dei discorsi critici e delle considerazione artistiche il festival organizzato dal Centro Espressioni Cinematografiche si dimostra ancora una volta un incontro amichevole più che (e prima di) essere una rassegna cinematografica paludata. L'atmosfera è cordiale e la presenza di tanti appassionati (non solo italiani, erano presenti moltissimi stranieri, tra cui Ryan Law dell'Hong Kong Movie Database e Stephen Cremin dell'Asian Film Library Bulletin), rende finalmente giustizia a cinematografie e a realtà che meritano maggiore attenzione e maggiore visibilità.

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