God of Gamblers

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

God of GamblersLo scaltro Wong Jing non perde l’occasione di includere l'attore più popolare di Hong Kong, Chow Yun Fat, in God of Gamblers, un’incredibile mistura di generi che in un amen diventa una formula vincente ai botteghini. Lo spunto centrale dell’opera è un super scommettitore dotato di una speciale capacità che lo rende invincibile a qualunque gioco d’azzardo. Dopo un colpo che gli provoca un'amnesia, dell'uomo si prendono cura tre furfanti di mezza tacca, che appena scoprono il talento per il gioco del loro assistito, ormai regredito a uno stato infantile, cercano di sfruttarlo a proprio vantaggio con la speranza di diventare ricchi. Ma Ko Chun ha una missione da compiere: vendicarsi di un corrotto giocatore di poker.


Abile nel mischiare le carte e nel continuare a mantenersi su diversi registri, il regista riesce a intrattenere senza mai decidersi tra parti comiche e parentesi da poliziesco. Così però finisce per confondere la situazione, annacquandola con i continui passaggi da un tono all’altro. Lo stile è grezzo, fatto di continue zoomate e di primi piani asfissianti, e non tiene conto d’altro che delle più semplici esigenze spettacolari, badando più alla sostanza che alla forma. Le citazioni appesantiscono l’insieme, mero divertissement cinefilo. God of Gamblers rischia di diventare stucchevole in più di un’occasione, soprattutto quando la macchina da presa diventa l’occhio con cui l’appassionato del gioco d’azzardo viene reso partecipe delle vicende sullo schermo. Che Wong sia amante del gambling lo si capisce subito, tanto è scoperto il suo tentativo di rendere più emozionanti gli scontri sul tavolo verde. Poi, improvvisamente, lo stile da blando muta completamente e diventa fiammeggiante nelle rocambolesche coreografie, girate con sufficiente padronanza e con spirito irridente.

Lascia perplessi l’umorismo greve e di dubbio gusto, come nel caso delle frecciate razziste volte a schernire un indiano. Certo una comicità così grossolana può essere funzionale alla scarsa raffinatezza dello script, ma il fallimento è dovuto soprattutto all’incapacità degli attori di lasciarsi andare completamente. Chow Yun Fat ha dalla sua charme e regalità, ma si deve ridurre a fare il bambinone costretto in un corpo adulto per strappare qualche risata. Neanche Andy Lau - che in un precedente exploit d'azzardo firmato Wong Jing, Casino Raiders, era protagonista assoluto - riesce a convincere per mancanza di autoironia. Da segnalare il prezioso cameo di Ng Man Tat e una serie di bellezze decorative, tra cui Joey Wong, Cheung Man e Nishiwaki Michiko.

 

Hong Kong, 1989
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Chow Yun Fat, Andy Lau, Joey Wong, Cheung Man, Charles Heung

 

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