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The Lost Bladesman

Scritto da Giampiero Raganelli. Postato in FILM

The Lost BladesmanEnnesima trasposizione cinematografica, dopo quelle di John Woo e Daniel Lee, del popolare Romanzo dei Tre Regni, sorta di Iliade cinese, incentrata sulle gesta della figura storica di Guan Yu. Il film comincia con le sue esequie, cui partecipa l’amico rivale Cao Cao. La storia è raccontata in un flashback di vent’anni prima e vede Guan Yu passato al servizio di Cao Cao, dopo che questi - lo si vede in un ulteriore flashback - ha sconfitto suo fratello, Liu Bei.

Nonostante le numerose profferte fatte da Cao Cao e dal suo imperatore, Guan Yu rifiuta di schierarsi definitivamente con loro e cercherà di ricongiungersi alle truppe di Liu Bei.
Gli autori di Infernal Affairs si cimentano nella saga epica, confermando il loro grande senso cinematografico e confezionando alcune memorabili scene madri.

Riescono a dilatare tantissimo i tempi in quella del funerale del protagonista, presa molto alla larga partendo addirittura dallo scortecciamento dell’albero da cui sarà ricavato il busto ligneo intarsiato di Guan Yu, cui verrà applicata la sua testa decapitata (a quel punto si poteva anche mostrare il momento della semina dello stesso albero). Solo dopo un lungo momento di montaggio alternato con l’altra scena di un monaco in preghiera, si capisce che si tratta di una cerimonia funebre.
Il momento del sanguinoso assedio, all’inizio del film, dove i soldati cadono come birilli, contiene una elaboratissima soggettiva/oggettiva del soldato che stramazza al suolo, colpito da frecce e da una spada viste attraverso il riflesso del suo occhio. Dimostrazione peraltro, in stile da prestigiatore che mostra che non c’è trucco, dell’assenza di una macchina da presa. E poi va annoverato il notevole inseguimento e il combattimento in uno strettissimo cunicolo.
Ma la premiata ditta Mak-Chong riesce anche a lavorare di sottrazione con un magistrale fuoricampo: l’eroe è circondato da mille spadaccini agguerriti quando si chiude un cancello, occultando così la battaglia, per poi riaprirsi e mostrare il nostro in piedi con tutti i nemici accasciati a terra. Una scena con una buona dose di ironia e sapientemente collocata a un certo punto del film quando un ennesimo combattimento avrebbe potuto generare un’overdose. La stessa morte del protagonista rimane racchiusa nell’ellissi narrativa, raccontata da una didascalia.
Il grande talento visivo dei registi stride con il carattere fastidiosamente agiografico dell’opera - a maggior ragione se non si è in grado di percepire la fama e la grandezza del personaggio - e con i messaggi pacifisti banali, quando non ridicoli, di cui è infarcita.

 

 

Cina/Hong Kong, 2011
Regia: Alan Mak, Felix Chong.
Soggetto/Sceneggiatura: Alan Mak, Felix Chong.
Cast: Donnie Yen, Jiang Wen, Sun Li.

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