"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

My Name Is Fame

My Name Is FameDove era finito Lawrence Ah Mon? Si erano perse le tracce del talento esploso nel 1988 con il crudo ritratto di Gangs e confermatosi con l'altrettanto schietta indagine (ma stavolta nel femminino) di Spacked Out. Ma è tempo di ritorni, come insegna Patrick Tam, e quindi ecco anche – il mutatis mutandis però è d'obbligo – quello di Ah Mon.

Si tratta di tappare un buco, occorso nel momento in cui James Yuen si trova costretto ad abbandonare lo spunto iniziale di My Name Is Fame per girare Heavenly Mission; si pensa subito a Ah Mon per il suo penchant verista e in special modo per il suo sguardo indagatore sul mondo giovanile. E giovanissima è Faye – brava Fok Sze-yin, nuovo e carinissimo volto della Cina continentale - l'aspirante starlette che conquista i trucchi del mestiere e poi il cuore dell'attore in declino Poon Kar-fai, ma che per sfondare deve passare per alcuni necessari compromessi, a partire dalla rassegnazione a dover girare scene di nudo.
Vien da pensare a una versione edulcorata e casta della parabola di Shu Qi1 e lo stesso Ah Mon non ne fa mistero: l'accettazione di questa svolta da parte di Faye e il confronto che ne nasce con Poon Kar-fai sfoggia tutta la genuinità di esporre paure e sentimenti del cinema di Hong Kong dei tempi belli. E tutto My Name Is Fame è un omaggio a quell'epoca, a partire dalla sfilata di registi e attori nella parte di se stessi (Gordon Chan, Ann Hui, Tony Leung Ka-fai, Ekin Cheng, e così via) per finire con lo stesso Lau Ching-wan, al solito esemplare in una parte agrodolce tagliata su misura per lui, in cui far rivivere tanto l'oste di Beyond Hypothermia quanto l'autista di minibus di Lost In Time. Proprio lui, ex-icona di un cinema rivoluzionario e portatore di fermenti nuovi, è la chiave nostalgica attorno a cui ruota l'intento nemmeno troppo nascosto di Lawrence Ah Mon, quello di auspicare un «domani migliore» per il cinema di Hong Kong con l'occhio fermamente rivolto al passato.
Cinema de papa più che nuovelle vague, senza troppo ottimismo, visto che alla fine non sappiamo se Poon imbraccerà il premio oppure no. E basterebbe questa ritrosia verso l'happy end a farci capire che siamo a due passi da Kowloon e Tsim Sha Tsui. In fondo niente più che una piacevole operazione nostalgia, ma perfettamente riuscita.

Note:
1. Si legga in proposito l'articolo sulla sua vita dal titolo My Wife Was a Porn Star, apparso sul sito YesAsia.

Hong Kong, 2006
Regia: Lawrence Ah Mon
Soggetto / Sceneggiatura: James Yuen, Jessica Fong, Law Yiu-fai 
Cast: Lau Ching-wan, Fok Sze-yin, Wayne Lai, Derek Tsang, Candice Yu

 

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