Notte e nebbia a Hong Kong. Intervista a Julian Lee

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in INTERVISTE

Julian LeeCome hai iniziato la tua carriera?
Negli anni '80 ho lavorato come direttore artistico e sceneggiatore in alcuni film, ma non era il campo che mi interessava. Scelsi di allontanarmi da Hong Kong per girare il mondo; così ho frequentato il Royal College of Art di Londra. Ho studiato fotografia al posto di cinema perché sono un individualista, e la fotografia era adatta alla mia personalità. Poi sul set si deve lavorare in gruppo e io non mi sentivo totalmente a mio agio con il mio inglese. Nonostante tutto, però, avevo il cinema nel sangue, specialmente i film di culto. A Londra era possibile vederli al Ritz, all'Everyman, all'ICA, al Metro Cinema, al Theatre di King Cross, dove ho conosciuto i film di Dario Argento e David Lynch. Ricordo di aver incontrato proprio Lynch alla cerimonia di laurea della mia scuola, ero così emozionato che quando fu il mio turno non riuscii neanche a presentarmi.

La fotografia mi ha permesso di stabilirmi permanentemente a Londra. Mi piaceva la mia vita da esiliato; mi trovavo bene in Europa, e avevo il permesso di soggiorno, così mi dimenticai di Hong Kong. Poi nel 1994 ebbi la possibilità di partecipare a un programma di scrittura cinematografica organizzato dal British Film Institute. L'obiettivo era realizzare un film sulle minoranze razziali. Inseguivo l'idea di un adattamento cinese di My Beautiful Laundrette: avrebbe raccontato un amore omosessuale esplicito tra un giornalista cinese della BBC e un senza tetto, un ragazzo inglese del nord. Questa stramba relazione doveva avere un tocco surreale, un'orgia di senza tetto nudi attorno a un fuoco nelle strade deserte di Londra. Lo script, chiamato Nightfire, era finito, ma nessuno sembrava intenzionato a dirigerlo. Solo allora decisi di diventare regista. In quel periodo incontrai Wong Kar-wai. Lo conoscevo tramite Patrick Tam, un mio amico, anche lui regista. Wong sapeva che ero uno scrittore e amava trovare le più disparate ispirazioni, così gli mandai un mio romanzo, dal quale trasse Happy Together. Si dimenticò di scriverlo nei titoli, ma mi ringraziò invitandomi come fotografo di scena a Buenos Aires. L'ho osservato per due mesi mentre girava. La regia è un lavoro stancante e neanche troppo creativo. Mi disse che il 50% del lavoro consiste in relazioni umane, in cui ero debole. Il suo discorso mi spronò a cercare di migliorare, tanto da poter diventare leader in un gruppo. Mi convinse a tornare a Hong Kong, dove avrei avuto opportunità migliori. Credo fosse vero, chi vorrebbe un regista cinese a lavorare in Inghilterra? E poi mi ero stancato della mia vita di fotografo e corrispondente. Capii di non avere una reale prospettiva, e decisi di lasciare Londra per Hong Kong.
Mostrai la trama di Night Corridor a Wong Kar-wai. La trovò interessante, ma subito mi chiese dove avrei trovato i 2 milioni di dollari (statunitensi) secondo lui necessari a produrre il film, consigliandomi di partire da qualcosa di meno dispendioso. Sinceramente non sembrava intenzionato a produrre il film, anche se in quel periodo stava producendo First Love: Litter on the Breeze. La nostra amicizia si interruppe bruscamente quando smise di rispondere alle mie chiamate, dopo che gli avevo chiesto esplicitamente di produrre la pellicola. Mi disse che ero troppo precipitoso, e che la mia sceneggiatura non era pronta. Per un po' smisi di pensare al cinema e mi guadagnai da vivere come editor di una rivista. Un giorno entrò nel mio studio fotografico Almen Wong; le proposi senza pensarci troppo di diventare la protagonista di The Accident, se l'idea fosse andata in porto. «Perché non contatti il mio agente?», mi ha risposto. Cosa che non esitai a fare. Ancora qualche incontro e l'accordo era fatto. Non so se sono stato eccessivamente fortunato. All'inizio il suo agente mi chiese Night Corridorperché avrebbe dovuto supportare uno sconosciuto senza esperienza, così gli dissi: «Stanley Kwan, o chiunque tu voglia, è il mio produttore». The Accident è diventato realtà.

The Accident, il tuo primo film, è stato appunto prodotto da Stanley Kwan. Come lo hai conosciuto? Come hai iniziato la collaborazione con lui?
Ammiro Stanley Kwan, lo considero il miglior autore che abbiamo a Hong Kong, con una sensibilità rara e profonda riguardo la psiche umana. Avevamo amici in comune, ma non lo conoscevo di persona. Lo avevo chiamato solo una volta, in vacanza ad Hong Kong, per chiedergli se era interessato a ridurre per il grande schermo un mio romanzo. Lavorò per un po' di tempo alla trasposizione: scrissi la sinossi mentre lui cercava di mettere insieme i cocci, ma il progetto fallì. Così, per sdebitarsi, ha accettato di seguirmi in entrambi i progetti.
Non ho visto spesso Kwan sul set del mio secondo film, anche perché era impegnato in Cina per una serie tv. Ma se per The Accident avevo bisogno del suo aiuto per superare i numerosi ostacoli presentatisi durante la lavorazione, con Night Corridor, un film indipendente, non ce n'era bisogno. Lui stesso mi disse che ero pronto a prendere da solo le decisioni più impellenti, così mi sono concentrato sulla regia, propendendo per un approcio diretto, in modo da essere il più intenso possibile. Il suo coinvolgimento è stato comunque importante, perché ha invitato Daniel Wu a prender parte al progetto, e Daniel è stato felice di essere anche produttore. Le cose sono funzionate bene tra noi. Daniel si è impegnato e ha speso molte energie. Lo staff era molto unito, e mi sento in debito con tutti loro, perché non ho potuto pagarli. Erano lì in segno d'amicizia. Il produttore esecutivo mi disse che avevo vinto ancora prima di iniziare: «Ho visto pochi film girati con tanti professionisti»: L'assistente di Wong Kar-wai, il direttore artistico di Ann Hui, e il compositore, il montatore, gli attori, il meglio dell'industria. Anche Daniel ha accettato di recitare a paga ridotta. Tutto questo mi commuove, ma mi porta a riflettere. Dov'è stato il supporto degli investitori? Totalmente assente. E' tipico dell'industria di Hong Kong, nelle mani di pochi che non hanno altro interesse se non il denaro, che pensano al cinema solo come a un mezzo per far soldi.

Mi hai detto che non sei regista a tempo pieno. Cosa fai quando non sei sul set?
Lavoro in università, o viaggio, per stare lontano da Hong Kong. Non mi piace questa città. La mia attuale metà vive in Francia. Ci vediamo soltanto tre volte all'anno, per un totale di due mesi scarsi. Per adesso funziona. Sono un professore alla City University di Hong Kong, insegno fotografia, cinematografia e scrittura creativa. Ho pubblicato molti romanzi. Mi piace insegnare, il che tra l'altro mi permette di dedicarmi con continuità alle mie sceneggiature, alle mie idee. E non sono costretto a badare solo alla sostanza, potendo parlare di ideali con i miei studenti. Quando faccio un film, gli studenti sono sempre in giro per aiutarmi. Non posso permettermi di diventare regista a tempo pieno perché qui non c'è un'audience per determinati tipi di film. Per questo mi lamento dell'industria, in cui la creatività non trova posto.
Anche per questo Night Corridor contiene tanti temi tabù: incesto, pedofilia, cannibalismo e molta violenza. Credo che girare film voglia dire agitare e stimolare lo spettatore, non solo intrattenerlo. Mi rifiuto di accodarmi alla formula standard a base di triadi, gangster, commedie becere e noiosi drammi matrimoniali di stampo televisivo.

Secondo te Hong Kong non è il luogo adatto per i film d'autore. Come ci si trova a lavorare al di fuori dalle case di produzione più grandi, da indipendente?
Tutti i film con potenzialità artistiche hanno un finanziamento inferiore ai 100.000 US$ da parte del governo. Noi diciamo che si tratta di mangime per polli, ma sarebbe uno spreco non approfittarne, per quanto poco sia. E' un regalo, una donazione. Così si può scegliere di lavorare con non professionisti o chiedere ai collaboratori di lavorare come volontari, a paga ridotta. La strategia del governo è produrre una manciata di piccoli film indipendenti da mostrare ai festival internazionali, ma l'industria cinematografica di Hong Kong è tutta un'altra cosa, visto che le compagnie commerciali non apprezzano i film indipendenti. I problemi più grandi sono il non avere una distribuzione adeguata, la mancanza di investimento per la pubblicità e la totale assenza di pubblico. Ma abbiamo una piscina piena di giovani talenti. Il dramma è che prima o poi saranno assorbiti dal mondo commerciale o semplicemente si arrenderanno. Le cose stanno cambiando, visto che quest'anno si sta assistendo a una commistione. Alcuni film indipendenti vantano nomi di grande rilievo e l'uscita nelle sale. Night Corridor per esempio ha retto per due settimane in due cinema. Non è male. Ma è un peccato che una città con 6 milioni di abitanti non riesca a tenere viva la scena indipendente. Il governo se ne occupa poco e non c'è nessuna politica di sviluppo dei film, solo alcuni fondi per dare a vedere che fanno qualcosa. Abbiamo bisogno di maggior impegno per cambiare le cose. Hong Kong non è nel periodo e nel luogo giusto per il mercato asiatico, ormai. La Corea del Sud e la Thailandia ne hanno approfittato velocemente, e noi siamo stati dimenticati.
Però non è mia intenzione fare film del rigorosamente indipendenti per tutta la vita, potrei passare al mondo commerciale. Il mio prossimo progetto sarà un thriller alla Hitchcock. Se ci sarà la possibilità di adattare la sceneggiatura a certe esigenze commerciali, non avrò timore di farlo. Il film manterrà comunque uno spirito indipendente, se non lo status.

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